Mentre in Italia si tenta di “frenare” i social network ed i blogger, in Cina Google dice basta alla censura del Governo dopo un attaco informatico

Il silenzio imbarazzante dei media tradizionali che tremano quando Google cambia le regole

L’incapacità dei media occidentali di comprendere la centralità del digitale nel determinare il nostro futuro immediato, non permette a Google di diventata una sana causa democratica. Campanelli di allarme risuanano nel nostro paese scossi dalle paure del ministro Maroni per l’utilizzo di social network come Facebook, nonchè dal Senatore Schifani che non accetta all’ultimo momento un colloquio con Beppe Grillo perchè ci sarebbe stata una webcam a documentare l’incontro. Mentre la rete si è gia scatenata, si stenta a vedere o sentire quegli opinionisti di destra e di sinistra che si preoccupano di Google-News perché ruba un pò di pubblicità ai loro giornali. Giornali sempre e comunque di parte. Ma guarda un pò, con il loro silinzio nella guerra tra poteri forti scelgono il comunismo, con la sua armata di spie e clonatori di stato.

Censura internet: Il governo cinese risponde a Google

Pechino risponde a Google. E, salvo clamorosi dietrofront rispetto alle dichiarazioni rilasciate ieri, Google dovrà a breve fare le valigie e lasciare il paese della grande muraglia. Mountain View aveva infatti chiarito di non volere più limitare le ricerche di informazioni con l’inserimento di filtri che censurino la circolazione di notizie considerate scomode. La portavoce governativa Jang Yu oggi ha annunciato la versione ufficiale dell’esecutivo guidato da Wen Jiabao: le imprese straniere «sono le benvenute» su Internet se «agiscono in accordo con la legge» cinese. Come dire: potete stare, ma solo se fate come diciamo noi. Ovvero, se i filtri imposti alle ricerche degli utenti restano. Inconcepibile dichiarazione che deve trovare nei fatti la ferma condanna dei governi democratici di tutto il mondo.

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