Ringraziamo per la seconda attenta analisi la Lista Civica Empoli a 5 stelle.

Del futuro cementificato della Piana ne avevamo parlato in precedenza  ( qui e qui ) invece la prima parte la potete trovare qui

Secondo ed ultimo capitolo dedicato all’economia ed al suo rapporto con l’edilizia. Qui potete trovare il primo capitolo. Buona lettura.

L’edilizia è nel nostro paese un settore fortemente trainante, basti pensare che a fronte di una sostanziale stagnazione del resto dell’industria il comparto edilizio è cresciuto a ritmi più sostenuti del PIL con una media di 2 punti percentuali in più negli ultimi anni.
Questo vuol dire che mentre il resto del paese negli ultimi 7 anni è cresciuto poco o niente l’edilizia ha visto un incremento di investimenti di oltre il 20%.
Quindi tutto bene, se non fosse per il fatto che è una economia fittizia, che crea si momentaneamente occupazione, ma che nel medio e lungo termine inquina l’aria, l’acqua, occupa il suolo, lo spazio,il territorio è l’economia del PIL.
Il PIL è uno strumento che misura la crescita economica nel paradosso che qualsiasi azione che comporti un dispendio di denaro sia positiva.
Il volontariato manda avanti il paese, ma non crea ricchezza sotto forma di PIL, trasformare un parco verde in un parcheggio fa crescere il PIL, cementare una valle nel chianti fa crescere il PIL, produrre un auto fa crescere il PIL più della costruzione di diversi chilomentri di pista ciclabile.
Viviamo nel paradosso che da un punto di vista economico un terremoto sia positivo.
Si dice che l’edilizia “si giustifica da sola” e quindi questo basta per avere un grado di libertà ed una quantità di investimenti, anche pubblici, di cui alti settori non godono, questo non dovrebbe comunque impedire di avere una legislazione ferrea come il nostro territorio meriterebbe.
Appare ovvio che prendere questi paramenti come riferimento distoglie lo sguardo dal fine ultimo dell’economia e della politica, il benessere dell’uomo, o almeno da quello che dovrebbe essere.

Come detto l’Italia manca di un piano strategico per ogni cosa, questo vuol dire che non abbiamo obbiettivi a lungo termine, non sappiamo se le nostre coste verranno ancora occupate da costruzioni più o meno abusive, non sappiamo se verranno costruite nuove centrali elettriche, non sappiamo se verranno costruite nuove carceri, non sappiamo se e quanti rigassificatori verranno costruiti, non sappiamo se verranno costruite nuove case, non sappiamo quanto metano dovranno consumare queste nuove case, quanta energia elettrica, non sappiamo niente.
Un paese come il nostro con limitate risorse naturali e territoriali dovrebbe prima di ogni altro capire che le nostre case non possono richiedere più energia per scaldarsi di una casa tedesca che non ha senso parlare della costruzione di nuove centrali elettriche quando la nostra illuminazione pubblica usa ancora lampade ad incandescenza, che non ha senso investire denaro pubblico in nuovi parcheggi quando la mobilità pubblica segue ancora le stesse strade e le stesse regole di quella privata.
Queste sono cose difficili da far capire, si tratta di modificare profondamente il pensiero collettivo, passare da considerare l’energia da una cosa semplice che fa funzionare gli elettrodomestici quando inseriamo la spina ad una cosa complessa, ad un prodotto che si può produrre, comprare e vendere è un passaggio epocale.

Una cosa semplice da sapere è che non dovrebbe essere solo premiata la produzione, ma anche la non produzione, o meglio il risparmio.

Dovremmo avere leggi che invece di premiare la produzione di MegaWatt premino la produzione di NEGAWatt ovvero del risparmio energetico, del territorio, dell’ambiente.
Dovremmo avere leggi che impediscano la produzione di nuove case se vi sono appartamenti e case vuote da restaurare, dovremmo avere leggi che vietano la costruzione di nuovi centri commerciali finché non si è sufficientemente valorizzato il centro storico, dovremmo iniziare piani di recupero delle nostre numerose architetture post industriali prima di costruire nuove aree commerciali/ industriali fatte di capannoni sempre uguali, sempre prefabbricate.

Parole che possono sembrare in controtendenza rispetto alla professione che spero di intraprendere, ma negli ultimi anni stiamo subendo una cementificazione che è un gioco al massacro del territorio e chi scrive pensa che l’architettura sia in primo luogo equilibrio.
Equilibrio dell’uomo con l’ambiente che lo circonda, equilibrio tra nuovo e vecchio, equilibrio tra costruito e non costruito.
Il vecchio continente si sta sempre più americanizzando, dagli USA importiamo in primo luogo tutto ciò che serve a peggiorare la nostra società, ma dall’altra parte dell’atlantico avrebbero anche molto di buono da insegnarci, per esempio stanno iniziando a capire se gli enormi centri commerciali che hanno costruito 15 anni fa ed ora non sono più utlizzati possono essere riutilizzati oppure vanno demoliti.

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