…. le incomprensioni tra le libertà in rete ed i Governi di vari colori ci sono sempre state ….

E’ indubbio che nel corso dell’ultimo anno sono stati incasellati numerosi e   molteplici provvedimenti,  DDL, equi o meno tentativi di “imbrigliare” le varie tipologie di  comunicazioni via web

Perchè tutta questa attenzione/pressione, iniziata a Febbraio dello scorso anno? A  tutt’oggi i blogger ne hanno contati ben 8, urge quindi dividere il post in più parti per digerire meglio…

E’ veramente strano che con tutti i problemi che abbiamo nel Paese in questo periodo, internet è diventato il nemico pubblico numero uno, causa e ricettacolo di tutte le nefandezze.

Internet è solo un mezzo di trasporto di dati: non chiudi le ferrovie perchè ci sono dei furti sui treni!

Come promesso in un precedente post (qui)  ecco il seguito “dell’assalto alla diligenza”

I FANTASTICI amministratori 2.0

Bondi – Carlucci -Alfano – D’Alia – Romani – Barbareschi

PREMESSA

Alla fine del 2009 sono stati congelati 800 milioni di euro, congelati perc’è la crisi economica, nonostante L’Europa ha stimato che la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell’economia europea di 850 miliardi di euro … a livello italiano, secondo Confindustria, avrebbe stimolato di un +2% il Pil italiano.

fonte

BUONA NOTIZIA

ll “Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica” (CIPE) sarebbe infatti pronto a sbloccare la somma destinata alla riduzione del “digital divide” ed al potenziamento delle reti a banda larga, passando da 800 milioni di euro a 1,4 miliardi di euro

In attesa dello sblocco il Governo lavora ad una serie di “incentivi ad esaurimento” sull’ ADSL …vedremo ad Aprile

SPEREM

La proposta di legge contro l’apologia di reato a mezzo internet

Il 5 febbraio 2009, Gianpiero D’Alia ha promosso e ottenuto l’inserimento di un emendamento nel disegno di legge 733 (c.d. “Decreto Sicurezza”) si sancisce la “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”.

Il “controemendamento” di Cassinelli è stato approvato il 29 aprile, e l’articolo 60 introdotto dall’emendamento D’Alia è stato, quindi, abrogato

Lo scopo del senatore consisteva nell’impedire in qualsiasi maniera la diffusione sul web di contenuti inneggianti alla violenza, al terrorismo, alla mafia, all’odio razziale con il ricorso al blocco e alla chiusura di interi siti Internet, “colpevoli” di ospitare al loro interno commenti, post, frasi e contenuti inappropriati.

La proposta di legge anonimato online vietato e reato diffamazione per siti

Gabriella Carlucci, PDL, dopo che in rete erano comparsi varie pagine “contro” i disabili si era espressa con parole forti sul proprio blog, parlando di indecenza e di un luogo virtuale dove imperano l’illegalità e l’impunità, e auspicando una regolamentazione ferrea che impedisse il ripetersi di tali fenomeni.

Il testo prevedeva il divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella Rete di contenuti di qualsiasi forma in maniera anonima ed estende la responsabilità di reati, danni e violazioni amministrative connessi alle pubblicazioni anonime ai soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, rendano possibili tali comportamenti e l’istituzione di un apposito comitato presso l’Autorità Garante nelle Comunicazioni

Ci vorrebbe la carta d’identità tutte le volte che postiamo.

il divieto dell’anonimato in Rete potrebbe contribuire a impedire il manifestarsi di alcuni reati pedopornografici.
Secondo l’avvocato Guido Scorza, presidente dell’Istituto per le politiche dell’innovazione ed esperto di diritto di informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, dietro le buone intenzioni manifestate da Gabriella Carlucci ci sarebbero ben altre motivazioni. In una lettera inviata al giornalista di Repubblica.it Vittorio Zambardino, l’avvocato Scorza sostiene che nel testo della proposta Carlucci e nella relazione di accompagnamento «non si trovi nessuna traccia della volontà di reprimere il fenomeno della pedofilia on line».

Piuttosto, sottolinea Scorza, dietro il DDL intitolato «Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri», ci sarebbe «la solita preoccupazione per la tutela degli interessi dell’industria audiovisiva contro il fenomeno della pirateria on line».

Guardando nelle proprietà del file .DOC pubblicato dall’onorevole sul proprio blog, infatti, l’avvocato ha scoperto che il documento è stato redatto mediante un software intestato a Davide Rossi, presidente della UNIVIDEO (Unione Italiana Editoria Audiovisiva), l’associazione che rappresenta il settore dell’home entertainment in Italia e che raggruppa le principali aziende attive dell’industria dell’audiovisivo. Scorza, in sostanza, dubita delle reali intenzioni della Carlucci sulla base di un documento scritto utilizzando il software intestato a uno dei principali protagonisti delle lotte antipirateria. Dietro le buone intenzioni, quindi, ci sarebbero ben altri interessi.

Decreto sull’Equo Compenso

Il Ministro Bondi il 30 dicembre 2009 ha firmato il cosiddetto

L’equo compenso muove dal presupposto che chiunque utilizzi un dispositivo o un supporto idoneo, in astratto, ad ospitare contenuti audiovisivi debba utilizzare effettivamente questo supporto o quel dispositivo per effettuare la cosiddetta copia privata di un film o di una canzone o comunque di un’opera protetta da diritto d’autore e sia pertanto giusto, o se preferite equo, che riconosca nel momento in cui acquista quel supporto o quel dispositivo una certa percentuale ai titolari dei diritti.

Si va dai telefoni cellulari per i quali è previsto un equo compenso di 0,90 centesimi di euro per ogni pezzo, ai computer con o senza masterizzatori per i quali si arriva sino a 2,40 euro per ogni pezzo, per proseguire poi con tutti i supporti di memorizzazione che la fantasia umana, più che la tecnologia, riesce a concepire e quindi le pen drive, gli hard disk esterni, il set-top box delle tv satellitari e digitali terrestri attraverso le quali si ricevono appunto i contenuti audiovisivi trasmessi dalle emittenti televisive.

QUINDI

PENALIZZATO L’UTENTE FINALE

Il Decreto Romani

Verifichiamo il Decrteo Romani con il quale l’Italia da attuazione alla direttiva europea AVMSD (Audiovisual Media Services Directive),

Direttiva 2007/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’ 11 dicembre 2007 che modifica la direttiva 89/552/CEE del Consiglio relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l’esercizio delle attività televisive

Inizialmente le “buone intenzioni” di regolamentazione si focalizzavano soprattutto con l’Art. 16:

«La definizione di servizio di media audiovisivo non dovrebbe comprendere le attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse.»

Romani avrebbe potuto ricopiare il testo tale e quale, ma non sarebbe stato Romani, cioè il paladino del protezionismo televisivo e del controllo dell’informazione. Così ridefinisce nel seguente modo la direttiva europea:

«Non rientrano nella nozione di servizio media audiovisivo i servizi prestati nell’esercizio di attività principalmente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, fermo restando che rientrano nella predetta definizione i servizi, anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale.»

Equiparare internet alla televisione con tutte le problematiche.

Un giudice potrebbe chiamare il blogger a rispondere dei contenuti immessi in rete anche da soggetti terzi attraverso la mia piattaforma, esattamente come se fosse un canale televisivo

Come successo in questi giorni nel caso “Google”.

Agli inizi di Marzo il Decreto Romani, è stato approvato in Consiglio dei Ministri, modificato nel corso del procedimento Parlamentare.

Il provvedimento varato, si legge nella nota del ministero “recepisce in parte le indicazioni delle Commissioni Parlamentari”. In particolare, continua il documento, “viene chiarito a quali servizi audiovisivi deve essere applicata la disciplina prevista dalla direttiva, con un elenco dettagliato delle attività escluse”.

Tra queste ultime, il ministero cita espressamente “i siti Internet tradizionali, come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, i giochi online”. Per queste attività, dunque, sarebbero esclusi una serie di obblighi previsti per le televisioni, primo fra tutti l’autorizzazione preventiva da parte del ministero.

Nell’ART . 4 definisce il “servizio di media audiovisivo”:

Ma preoccupa che che abbiano sentito il bisogno di specificare che “non rientrano nella definizione di servizio di media audiovisivo”:

• ogni forma di corrispondenza privata, compresi i messaggi di posta elettronica

Che intenzioni avevano? Dopo la televisione anche la posta a pagamento ?

Sarebbe stato più giusto limitare invece….

b) i giochi in linea;

f) i giochi d’azzardo con posta in denaro

Ma forse (si spera) c’è una normativa a parte ….

DDL intercettazioni e il diritto di rettifica

Il 3 marzo sono scaduti i termini per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge Alfano in materia di intercettazioni che, al suo comma 28 dell’art. 1 prevede l’obbligo di rettifica per tutti i “siti informatici”.

I cittadini e gli operatori della rete saranno sottoposti all’obbligo di rettifica, così come spetta alla stampa tradizionale.

chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o professionale che sia, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo, video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da rettificare

Non si sa se andrà in discussione in questi giorni oppure arriverà “bello e pronto” dopo le Regionali

Mr PRESIDENT, HELP INTERNET IN ITALY

Enzo di Frenna e Claudio Messora daranno il via un TAM TAM digitale su tutte le piattaforme possibili, per dire NO al Decreto Romani e a tutte le leggi che tentano di imbavagliare Internet in Italia.

IMPORTANTE

i troll di regime

https://firenze5stelle.files.wordpress.com/2010/02/stollentroll.png

Troll – nel gergo di Internet, e in particolare delle comunità virtuali come newsgroup, forum, social network, mailing list, chatroom o nei commenti dei blog – è detto un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati.

DDL, Filtri, balzelli vari … dobbiamo avere cent’occhi: una ne fanno, cento se ne inventano !
A quanto pare per agevolare tutte queste “lodevoli iniziative” ci mettono il loro impegno anche i gruppi di Facebook contro i bambini down, gli handicappati da buttare dal burrone, ed altri su malcapitati di turno da bruciare in maniera più o meno originale, insomma quei gruppi e persone che in gergo vengono definiti Troll .
Un unico dubbio, anche da quello che si legge nelle analisi in rete, il come si spiega il moltiplicarsi di questo Trollismo – anzi stupidità – e della relativa pubblicità proprio a ridosso del disegno di legge Alfano e del DDL Romani e che quindi oltre un certo limite il trollismo crei «dolori per la libertà di espressione in rete di tutti».
Sul gruppo di Facebook contro i bambini down ha già detto bene e molto Fabio Chiusi, spiegando come oltre un certo limite il trollismo crei «dolori per la libertà di espressione in rete di tutti».

Nessuno vuol fare tanta dietrologia da pensare che il gruppo anti-down sia stato fatto apposta: ma certo bastava sentire i titoli dei tg per capire che all’approvazione di queste leggi è stato molto utile.
Insomma, lo chiamerei trollismo di regime.
C’è un unico modo per evitare che questo accada, ed è essere consapevoli del meccanismo appena descritto e ignorare i messaggi dei troll. Se proprio non riuscite a resistere al disgusto (ma sappiatelo, qui in gioco non è se si sposi o meno il delirante progetto di ammazzare bambini down, ma se si accetti o meno l’idea che qualcuno ci possa scherzare sopra) allora usate il bottone ”segnala“(“report“) in basso a sinistra nella pagina del gruppo. Ma non iscrivetevi: i giornali poi riportano il numero degli iscritti, e iscrivendovi non fate che gonfiare il bubbone mediatico. E non commentate: non ne vale la pena, perché i troll non hanno orecchie.
Tutto questo vale anche e soprattutto per voi giornalisti: smettetela di abboccare. Sempre che stiate abboccando, e non facendo gli interessi di chi vi manipola per legittimare interventi censori. Ma a questo non voglio pensare, perché a imboccare la via del complottismo si finisce col pensare che i troll potrebbero essere proprio alcuni di voi.

Fonti … tra le altre:

http://www.byoblu.com

http://www.e-policy.it

http://www.enzodifrennablog.it

http://ilnichilista.wordpress.com/

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