Giornalisti e politici si stanno scervellando per capire il “fenomeno a 5 stelle” , i mass media rimangono comunque impegnati ad affossare il MoVimento accusando gli aderenti di distruggere una parte politica…. ma i  “grillini” come la pensano?

Proponiamo due ottimi interventi pubblicati  sul meetup del Firenze5stelle

Speranze e realtà

Premessa
Ci ha pensato lo stesso Grillo a sconfessare con i numeri la indecente teoria diffusa da sinistra secondo cui la causa del risultato insufficiente del Pd sia il Movimento 5 stelle: “Mercedes Bresso nel 2005 ha raccolto 1.226.355 voti, nel 2010 ne ha raccolti 1.033.946, la differenza è di 192.409 voti. Cota ha avuto 1.043.318 voti. Il Movimento 5 Stelle ne ha raccolti 90.086. Anche volendo affermare che i voti del M5S sarebbero stati tutti voti della Bresso, rimane la domanda: dove sono finiti gli altri circa 100mila voti con cui avrebbe vinto? Alla Lega, all’astensione?” (www.beppegrillo.it). Un invito alla responsabilità.
Infantilismo a sinistra
La sconcertante ed infantile miopia della sinistra politico-culturale e dell’intellighenzia di destra non meritano commenti; le ragioni di questa distorsione dei significati del fenomeno “grillismo” sono state raccolte egregiamente su Micromega da Scanzi (articolo scanzi ). Non mi dilungherò pertanto sull’infantilismo della De Gregorio (articolo de gregorio ) (sicura si tratti solo di rabbia?) e non mi dilungherò sulla totale incomprensione del fenomeno da parte di Pigi Battista che dalle pagine del Corriere, il primo quotidiano italiano, colora il M5S come una mistura della radicalizzazione del dipietrismo antiberlusconiano, giustizialista e della sinistra antisistema (articolo battista ). E che dire dell’analisi di Scalfari che su La7 dichiarava vedere nel comico genovese “la personificazione del peggio dell’italiano. Anarcoide sempre vittima mai carnefice” (video 8 e mezzo ). Anarchia e immaturità.
Le critiche legittime di Romanelli, coordinatore regionale toscano Verdi
Quello su cui voglio spendere un commento è l’unica critica ragionevole ricevuta dal coordinatore regionale dei Verdi in Toscana, Mauro Romanelli. I problemi che pone sono due: scarsa autonomia del movimento dal suo guru spirituale, Beppe Grillo; difesa del partito come strumento di azione politica: “Eliminare i partiti mi ricorda la p2, il fascismo, lo stalinismo sovietico” scrive su Fb. Il primo punto non trova tutti d’accordo ma è condivisibile (anche lo scrivente lo pensa). Due esempi, fra tutti: i comizi sono il frutto dello show del comico e alla fine prendono la parola i candidati mentre lui va via e la gente venuta per ascoltare anche (è accaduto a Bologna e Milano). E sul simbolo del movimento c’e’ anche nome e cognome del comico. Come per Di Pietro. Nonostante ciò le novità sono tante, come ha illustrato sempre su Fb, Marco Pericci, Organizer del Meetup fiorentino: “Associazioni AUTONOME di cittadini che si riuniscono, prendono coscienza e si occupano dei problemi della propria città. Ripeto, in COMPLETA AUTONOMIA … un’organizzazione cellulare ed olistica. Abbiamo organizzazioni orizzontali, ci strutturiamo per gruppi di lavoro (i cui referenti sono spesso a rotazione) e siamo fluidi e quindi dinamici e quindi pronti ad assorbire le novità”.
Cosa resterà, dunque, tra 50 anni dell’odierna organizzazione dei partiti? Chissà. Quali innovazioni questo movimento sarà in grado di introdurre nell’attuale palcoscenico della politica italiana?
Sperare non è realizzare
I risultati sono stati eccezionali: solo in Emilia Romagna un +300% passando dal 2% al 6% e due seggi in consiglio. La mia personale opinione è che il peso specifico del M5S, visti i numeri, aumenterà. Oggi abbiamo visto Davide Bono al Tg2. Prima era offlimits. La candidatura presentata dal centrodestra dell’incensurato Caldoro contro il pluringadato De Luca, rivelatasi vincente, la ritengo una vittoria del movimento. Chi ha parlato di liste pulite in questi anni tanto per cui sua Emittenza in persona (cha ha un fiuto infallibile) ha carpito gli umori della piazza presentando un “prodotto” diverso da quello del Pd? Casini? Bossi? E’ stato proprio questo movimento e l’Italia dei Valori.
Tutto ciò lo spero e sottolineo, lo spero. Sperare non vuol dire che è reale. Altrimenti si fa come Scalfari, Serra, De Gregorio e mi permetto di aggiungere anche, seppur in misura minore, Travaglio e Santoro.
Parte delle loro battaglie è, a scanso di equivoci, sacrosanta, ma confondere la sfera della speranza con quella della talvolta acre realtà tra chi opera per fare informazione è infantile. Grave è l’inadeguatezza per non dire complicità pur di fuggire dalle proprie responsabilità.
Esiste un tempo per l’analisi obiettiva e cruda della realtà che non esclude il tempo per infiammare gli animi e dare loro una speranza. Trattasi di speranze fondate. Di sogni sudati del sudore di tante menti e camicie che si tengono per mano. Quello sì, sarà l’autentico tempo della speranza.

albe p.

La parabola qualunquista

Grillo non ha inventato nulla, sta solo ripetendo la parabola qualunquista.

E’ giusto esultare per quattro consiglieri regionali ? Non é forse il caso di allargare lo sguardo per tirare le somme complessive di questo voto/non voto.

Partiamo dal sud. Nonostante le scelte tafazziane di PD, Idv, PdL, il capolista 5 stelle , Roberto Fico, organizer del Meetup di Napoli, ovvero di una vera e propria macchina da guerra che nel corso degli anni ha dato vita a numerose iniziative in campo sociale prende un misero 1,5%. Colpa del digital divide? Oppure di una scarsa presenza nelle altre province campane? E’ questa la vittoria del Movimento che è mancata. Come si può vedere nella vittoria di Caldoro una vittoria del Movimento?
Buone notizie per quanto riguarda i comuni del sud in cui era presente il movimento, passiamo dallo 0, dell’anno scorso a Bari e Brindisi al 2, di Matera e Andria. A Matera non passiamo per una manciata di voti.

Al centro il movimento è in grossa crisi se consideriamo soltanto i casi del Lazio e della Toscana. Nel primo caso diversi elementi sono stati candidati in IDV e spacciati come grillini in campagna elettorale.
In Toscana sappiamo tutti come è andata. La legge elettorale regionale con lo sbarramento al 4%  rappresentava un ostacolo quasi insormontabile. Considerando poi che SEL , per certi versi un ns competitor, ha preso il 3,8% e quindi non è passata, probabilmente a questo giro abbiamo fatto bene a rinunciare. Certo vedere la Lega al 6,5% fa riflettere, ma non facciamo l’errore di sottovalutarla.

Passiamo alla Padania. Il movimento ottiene un buon risultato in Padania, in particolare in Emilia Romagna.
Già alle comunali dello scarso anno vi era stata una buona affermazione delle liste a 5 stelle.
Favia è ormai una star, si muove con disinvoltura anche a livello mediatico. Il movimento in ER sembra incarnare la politica da stadio, uno dei frutti avvelenati del berlusconismo che Grillo somministra alla nuova generazione attraverso il rito vuoto dello stage diving.

In Veneto, il Movimento non passa perché semplicemente la X è stata fatta sulla casella sbagliata, così come accaduto a Matera. In realtà il merito è anche dell’organizer di Treviso, Bortolotti, che si è candidato come indipendente in IDV . Il San Precario del Nordest è arrivato addirittura a sequestrare il dominio www.igrilli.info (provate a digitare e vedete cosa viene fuori). Il suo comportamento non pare sia stato premiato dall’elettorato. Eppure questa vicenda ci ricorda, se ce ne fosse ancora bisogno, di quanto siano manipolabili i meetup, come ci insegnano altre esperienze recenti come quelle di Empoli, Prato, Arezzo, Bologna e mi fermo al raggio dei 90 km.

Stesso copione del Veneto in Lombardia dove Crimi prende il 3% ma dove la Lista 5 Stelle prende il 2,33.
100.000 voti in una regione in cui non ci sono molti meetup attivi da quello che veniva fuori lo scorso ottobre durante la presentazione/show al teatro smeraldo di Milano.

Infine il Piemonte che rappresenta l’unico caso di movimento che decide dal basso. Davide Bono è stato scelto dalla base, è un vero attivista, al fianco dei Movimenti per l’acqua, ai NO TAV etc. Non è stato nominato dall’alto a differenza di Favia, Borrelli e Fico (di Crimi non so nulla) e non si comporta da superstar. Pacatamente ha fatto infuriare i vertici del PD, reo con tutto il movimento piemontese di aver sottratto voti alla sinistra e favorito la Lega Nord, unica forza politica uscita vittoriosa da queste elezioni .

Su quest’ultima vorrei soffermarmi. L’avanzata della Lega nelle cosidette regioni rosse deve far riflettere.
Parliamo di una forza politica vera, non virtuale. Radicata nel territorio.
Ora, la vittoria della Lega viene venduta dallo psiconano come una sua vittoria, il suo governo si sente legittimato a fare ulteriori riforme, meglio note come porcate che daranno il colpo di grazia a questo Paese allo sfascio da tutti i punti di vista.
Ecco il risultato principale di queste elezioni, trasformate da semplice questione amministrativo/burocratica in un referendum al padre-padrone d’Italia.
Continuiamo a compiacerci come ha ben descritto Luttazzi nella ormai celebre metafora della “sodomizzazione in tre fasi. Il problema è che la terza fase sembra interminabile a giudicare dalle reazioni patetiche di Bersani & Co.

M. Wrangler

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