C’è un articolo del codice penale che può cambiare il volto della Firenze futura: è il 1171, col quale il cittadino si tutela “dal ragionevole timore di un danno futuro derivato dalla costruzione di una nuova opera, purchè questa non sia ancora terminata”.

“I lavori dell’Alta velocità si devono bloccare”, ribadiscono dal comitato che protesta contro il tunnel di 8 chilometri che dovrebbe sottoattraversare Firenze, che sta per varare una duplice azione legale: “Per fermare tutto prima che si verifichino i danni”.

L’iniziativa è stata lanciata presso il cinema teatro Faro di via Paoletti, immancabilmente gremito, presenti anche i consiglieri comunali Grassi (Spini) e Sabatini (Pdl). E’ stato anche presentato il pool di tecnici e avvocati che fronteggeranno legalmente la corazzata Ferrovie dello Stato. Ne fanno parte gli avvocati Giampaolo Chiesi, Giuseppe Bonanno e Alfonso Bonafede. I professori universitari, ingegneri e urbanisti Piziolo, Vannucchi, Crespellani, Perini, Budini Gattai, Ziparo, l’ingegnere ferroviario Vincenzo Abruzzo, il medico Maurizio Romani. L’azione cautelare preventiva civilistica sarà affiancata da un esposto alla Corte dei Conti.

“Se si scava un tunnel di 8 chilometri sotto una città come Firenze – l’assunto – inevitabilmente ci saranno dei danni. E’ prevedibile l’imprevedibilità, nonostante le cautele”. Ci si tutela dai danni agli edifici (“che subiranno tra l’altro in ogni caso un deprezzamento”), alle persone e alla salute, per il trasporto dei materiali inerti (e il relativo innalzamento di polveri sottili) su camion per un periodo minimo di 9 anni (“probabilmente anche il doppio”). “L’azione preventiva – è stato ribadito – va al di là del semplice risarcimento di eventuali danni, ma obbliga il giudice a impedire il proseguimento dell’opera che si sta realizzando. I promotori sono convinti che ci sono già ad oggi gli elementi per bloccare i lavori (mancanza di Valutazione di impatto ambientale, verifiche preventive agli edifici che presentano sostanziali incongruenze, e così via). In subordine, se il giudice invece ordinasse la prosecuzione delle opere, sarebbe comunque obbligato a far rispettare cautele di natura tecnica ulteriori rispetto a quelle dell’Osservatorio ambientale, individuate da consulenti di parte, e di natura economica (fidejussioni a garanzia di futuri danni). L’esposto alla corte dei Conti invece potrebbe obbligare gli amministratori pubblici a risarcire i danni erariali e portare al sequestro preventivo dell’opera durante lo svolgimento dei lavori. “Il giudice non potrà ignorare che per il (doppio) tunnel si spenderanno un miliardo e 800 milioni di euro (“destinati a salire”) contro i 300 milioni che costerebbe il progetto alternativo dell’attraversamento in superficie”.

Per aderire alla causa i possessori di immobili spenderanno dai 300 ai 500 euro a testa, a seconda della superficie.

Si aderisce presso l’avvocato Bonafede che già in sala ha cominciato a prendere non pochi appuntamenti per i colloqui preventivi presso lo studio in Piazza Indipendenza, previo appuntamento (055-2657570, avvocatobonafede@gmail.com)

C’è tempo un mese, poi gli esposti partiranno. (Carlo Carotenuto, versione originale per Nuovo Corriere di Firenze)

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