Punto per punto la legge bavaglio: ecco cosa vuole Berlusconi

Il testo del ddl intercettazioni approvato dal Senato arriva in settimana alla Camera.

Il premier “assicura” in un’intervista a Oggi: “La legge è in dirittura d’arrivo”.

Il testo arriva, questa settimana, alla Camera, dopo il sì del Senato, anche se verrà discusso in aula – come si è deciso ieri – solo dopo che si sarà esaurito il dibattito sulla manovra di Tremonti.
E fa parte di quell’attacco complessivo ai diritti democratici, ribadito sabato sera da Berlusconi sul suo sito forzaitalia.it.
Che cosa cambierà se il ddl intercettazioni dovesse diventare una legge dello Stato?
I punti di maggior rilievo sono due.
La prima grande differenza riguarda lo strumento delle intercettazioni nelle indagini condotte dai pm e realizzate dalla polizia giudiziaria.
La seconda è la censura imposta a giornalisti ed editori, con forti limitazioni alla libertà d’informazione.

Chi può essere intercettato?

Oggi per mettere sotto controllo un’utenza telefonica ci vuole l’autorizzazione di un magistrato, nel caso in cui stia indagando qualcuno, sospettato di aver commesso un reato.
Con le nuove norme potranno essere intercettate solo le persone su cui pendano gravi indizi di colpevolezza e solo per alcuni reati: mafia, terrorismo, sequestro di persona, lo stalking e quelli puniti con più di 5 anni di reclusione,

La durata delle intercettazioni

Attualmente i telefoni possono essere messi sotto controllo per tutta la durata delle indagini preliminari. Con il ddl approvato dal Senato il limite è 75 giorni. Se ci sono ragioni motivate il pm può chiedere al gip una proroga di tre giorni in tre giorni. Per i reati più gravi, si può prorogare per 40 giorni, più altri 20 ancora prorogabili.

Le intercettazioni ambientali

Oggi gli investigatori possono piazzare microfoni in luoghi pubblici e privati, fino alla fine delle indagini. Con la nuova legge niente più microfoni piazzati in casa o in auto. Le cimici saranno consentite al massimo per tre giorni, prorogabili per altri tre.

Norma transitoria

Le nuove regole se diventassero legge si applicherebbero anche ai processi in corso. Quindi, se nell’ipotesi dell’accusa di processi già avviati fossero state raccolte delle prove a carico degli imputati con intercettazioni e registrazioni ambientali regolarmente autorizzate con le vecchie regole, non avrebbero alcun valore, qualora fossero fuori dal tetto dei 75 giorni per le prime e dei 3 giorni per le seconde.
Addio ai processi della cricca.

Silenzio imposto ai magistrati

Oggi il pm può andare in tv a parlare dell’inchiesta di cui è titolare. Se il ddl intercettazioni diventasse legge se lo facesse potrebbe essere sostituito dal capo del suo ufficio.
Niente più telecamere neppure durante i processi pubblici. Oggi basta l’accordo del  giudice che presiede l’udienza in questione. In futuro dovrebbe per registrare immagini e parole dovrebbe servire l’assenzo del presidente della corte d’appello.

Censura ai giornalisti

Attualmente se il giornalista pubblica delle intercettazioni, su cui pende il segreto istruttorio, rischia un mese di carcere evitabile pagando 281 euro di ammenda. Nessuna multa è prevista per gli editori.
Con le norme future il giornalista non può più pubblicare atti delle inchieste in versione integrale fino al termine dell’udienza preliminare. Le intercettazioni, invece, non potranno essere pubblicate né integrali né in forma di riassunto fino al processo.
Nel caso in cui infrangesse questa regola il cronista rischierebbe un mese di carcere evitabile con una multa di 10 mila euro.
Gli atti delle indagini, invece, potranno essere pubblicati non tra virgolette ma solo con un riassunto.

Stangata sugli editori

Per gli editori, invece, ci sarebbe una multa di 300 mila euro se pubblicano brani testuali di intercettazioni, 450mila euro se si tratta di intercettazioni di persone estranee ai fatti.

Punite le talpe

Oggi chi passa alla stampa intercettazioni o atti coperti dal segreto istruttorio rischia fino a un anno di carcere. Con le nuove norme si arriverà a un massimo di pena di 6 anni.

La norma D’Addadrio

Attualmente chiunque può registrare una conversazione di nascosto, come ha fatto la escort Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli con berlusconi o come fanno spesso Striscia la notizia e Le Iene.
Con il ddl intercettazioni queste registrazioni sono permesse solo a giornalisti professionisti e pubblicisti, o se c’è di mezzo la sicurezza dello Stato.
Per gli altri carcere da 6 mesi a 4 anni.

La norma salva prete

Oggi se viene intercettato un sacerdote il pm non ha nessun obbligo di avvertire le autorità ecclesiastiche. Con le nuove regole il magistrato dovrà avvertire la diocesi; se l’intercettato è un vescovo bisognerà avvertire la segreteria di Stato vaticana.

fonte Barbara Cataldi

Ed infine, ma non ultimo ….il DIRITTO DI RETTIFICA all’interno del DDL intercettazioni

Nel video spiegazioni sul diritto di rettifica nel Web 2.0., Trackback e Blog Reactions ……

….. ed al link “il piano B della rete” l’emendamento al comma 29 del DDL Intercettazioni

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