Un post un po’ lungo, ma che unisce alcune notizie che rendono l’idea del crescente digital divide  imposto al sistema Italia con la scusa della crisi economica e la conseguente impossibilità di investire.

La Banda larga che nasce dalle ceneri della TV: il sogno che viene dagli U.S.A., e dal Sud.

Dato che non viene investito sulla “banda larga” , per risolvere la situazione, basterebbe vendere le freguenze lasciate libere dalle reti televisive che sono obbligate al passaggio digitale,come suggerisce la Comunità Europea (fonte)

Usare le ceneri – ops le frequenze – della “vecchia” televisione per creare moderne autostrade dell’informazione è uno scenario fortemente sponsorizzato dall’Unione Europea e che oltre oceano conta già alcune esperienze di successo come quella di Claudville, piccolo centro rurale (poco più di 20 mila abitanti) della Virginia che dopo aver senza successo cercato per anni di disporre di preziose risorse di banda larga, l’ha finalmente trovata proprio nell’utilizzo dei c.d. white spaces, ovvero, le frequenze lasciate libere dalla tv analogica.

Nel video qui sotto una breve spiegazione dell’idea, molto semplice.

Il Sindaco di Castellammare di Stabia ci sta provando, nel suo piccolo.

fonte

Forse i benefici di una simile iniziativa (che sarebbe per tutti) potrebbero compromettere la stabilità interna ?!?

Tutto questo mentre in Finlandia la “banda larga” è diventata un diritto e l’ Islanda è diventata “porto franco” per il giornalismo d’inchiesta, anche in rete

Banda Larga: 13 milioni di famiglie italiane ancora prive d’accesso

In Italia sono ben 13 milioni le famiglie ancora prive di accesso a banda larga. Il quadro, riportato dagli studi nel primo trimestre del 2010 dell’Osservatorio Banda Larga, è veramente desolante e conferma che il nostro paese è contraddistinto da una pesante arretratezza infrastrutturale e da un basso livello di  analfabetizzazione informatica forse unico in Europa.

Il divario digitale infatti si fa sentire sulla popolazione non solo nella scarsità di diffusione della rete nel territorio nazionale, che confina gli utenti a tipologie di accesso mobili, inefficienti e lente, ma anche per l’accentuata percezione di inutilità di Internet, in un paese dominato dall’informazione televisiva, soprattutto nelle fasce deboli della società italiana in condizioni di perenne disagio socio-economico e culturale.

Un documento firmato da Confindustria Servizi Innovativi (fonte Affari&Finanza di La Repubblica) afferma, dati alla mano, che la diffusione della banda larga in Italia potrebbe fare risparmiare l’incredibile cifra di 30 miliardi di euro all’anno. La vasta disponibilità di connessioni veloci consentirebbe minori spese e una maggiore efficienza e produttività per tutto il Sistema Italia. Confindustria progetta di portare la percentuale delle famiglie digitali dall’attuale 45% all’80%, la percentuale di aziende digitali dal 66% al 100%, così come la totalità degli enti pubblici.

Ad esempio nella scuola pubblica la copertura totale della banda larga consentirebbe un risparmio del 50% sull’acquisto dei testi scolastici. Nella sanità Confindustria calcola un possibile risparmio dal 3% al 13%. La digitalizzazione in rete dei servizi sanitari potrebbe portare a 8,7 miliardi in meno di spesa pubblica. 500 milioni all’anno potrebbero essere risparmiati anche nella Giustizia. Nel settore dei Beni Culturali la banda larga e la digitalizzazione causerebbero un aumento del fatturato da 4 a 7 volte rispetto a quello attuale di 200 milioni di euro.

Il rapporto sullo stato di connettività e servizi presentato dall’Osservatorio Banda Larga, progetto semi pubblico che analizza lo sviluppo delle reti e dei servizi di internet veloce, dimostra però anche un sensibile aumento di 300 mila unità di accesso broadband da rete fissa su un totale di 12,7 milioni complessivi.

La realtà però conferma che il livello di penetrazione della banda larga rimane sempre troppo scarso rispetto alla media europea, con 12,2 milioni di famiglie italiane, poco meno della metà del totale, raggiunte dal servizio. Inoltre il 15% di queste famiglie broadband sfrutta solo i collegamenti di rete mobile, non avendo la possibilità di un accesso a rete fissa su ADSL o fibra ottica.

Dalle 400 mila misurazioni sui pc degli utenti dotati di connessione a banda larga l’Osservatorio ha rivelato anche le basse prestazioni e velocità che contraddistinguono la rete italiana: la media permane sui 4,1 Mb/s in download che cala vistosamente nelle aree lontane dai grossi centri metropolitani.

Il rapporto indica che sono circa 8 milioni gli utenti attivi che pubblicano contenuti, come foto e video, attraverso la rete. Una famiglia su tre usa i servizi delle pay-tv, mentre è ancora marginale l’utilizzo dei pacchetti televisivi dell’IPTV. La tendenza rilevata conferma che è ormai matura la convergenza tra Internet e Tv spinta dai nuovi usi e consumi dei telespettatori  che scaricano e consumano i contenuti televisivi direttamente sui loro personal computer.

Per favorire la diffusione della banda larga la Commissione Europea ha proposto di utilizzare le frequenze TV liberate dopo il passaggio al digitale terrestre.

Si tratta di frequenze comprese nella banda 790-862 MHz, un tempo usate da TV analogica e radio, che potrebbero essere sfruttate per la connettività senza fili e garantire a tutti i cittadini il diritto ad accedere alla Rete. Questa soluzione potrebbe rivelarsi particolarmente utile per offrire una connessione Internet a banda larga in tutte quelle zone dove l’ADSL non arriva. Secondo una stima effettuata dalla Commissione Europea se le frequenze liberate raggiungessero l’80%, sarebbe sufficiente già solo il 20% di esse per garantire i servizi a banda larga, mentre i costi di l’utilizzo delle frequenze a 800 MHz sarebbero circa il 70% inferiori a quelli delle frequenze usate dalla tecnologia mobile 3G/UMTS.

Naturalmente in Italia …..

Dividendo digitale, lo Stato rinuncia a oltre 3 miliardi

Da un articolo di Aldo Fontanarosa su la Repubblica del 28/05/10:

L’Authority assegnerà le nuove frequenze del digitale terrestre senza asta competitiva

Roma – Nel pieno della tempesta economica, i tedeschi incassano i soldi che gli italiani non sanno trovare. Il 21 maggio il governo di Berlino a stretto in mano un super assegno da 3,5 miliardi (più un secondo, collegato, vicino al miliardo). A pagarli sono stati Vodafone, O2, T-Mobile, E-Plus in cambio di un bene raro: frequenze. Berlino ha ricavato queste frequenze, poi vendute all’asta, da un processo che avviene anche in Italia. Le ha liberate col processo dello spegnimento della tv analogica e con il varo del digitale terrestre. Dice Gentiloni del PD, polemico:«In Germania, gli operatori di telefonia hanno fatto 224 rilanci pur di aggiundicarsi frequenze che anche l’Italia deve trovare».

Perchè invece l’Italia si è incartata? Luglio 2006. L’Europa apre una procedura di infrazione contro la Legge Gasparri. L’accusa è precisa: Rai e Mediaset – padroni della tv analogica –  lo saranno anche con il digitale terrestre. Aprile 2009. L’Europa sospende la procedura. L’Italia si è impegnata ad assegnare a nuovi editori 5 della 25 reti nazionali accese con il digitale terrestre.

Rai e Mediaset accusano il colpo, ma subito reagiscono. Potranno partecipare all’assegnazione di 2 delle 5 reti nazionali in teoria riservate ai nuovi editori. Nell’attesa dell’assegnazione, altre 20 reti andranno agli editori nazionali già presenti sul mercato e almeno 13 in ogni regione, infine, alle 600 emittenti locali (senza gare o altro). Alla fine di questo percorso – che il Garante italiano considera figlio dello storico Far West –  le frequenze sarebbero finite.

In sostanza, l’Italia non avrebbe altre frequenze da destinare agli operatori di telefonia (come invece la Germania). Dunque, ricapitolando. L’Italia non ha frenquenze per operatori di telefonia (quindi niente asta e niente soldi) ed ha solo queste 5 reti da destinare ad editori tv, in parte nuovi. Per queste 5 reti, però, il Garante (Agcom) esclude l’asta e propende per una assegnazione con “beauty contest”, che non porta soldi. Giurano al Garante che l’Europa, preoccupata solo che in Italia ci sia più pluralismo, non contesta la procedura.

Ma davvero l’Italia non ha frequenze per operatori di telefonia mobile (come invece la Germania)? In uno studio per il nostro Garante, il super-consulente Sassano scrive il contrario: un tesoretto di frequenze si può ricavare, sia pure a fatica. Un’analisi del Politecnico di Torino suggerisce al Garante un’altra soluzione. L’idea è di vendere all’asta – agli operatori di telefonia mobile – frequenze destinate alle emittenti locali. Questi operatori di telefonia poi darebbero in uso parte di queste frequenze alle emittenti locali, sia pure in modo provvisorio.

Il ministero per lo sviluppo economico (retto da Berlusconi in persona) che cosa fa? Giura di vigilare. Sostiene che molte tv – nazionali e locali – occupano frequenze digitali che non usano. Non trasmettono cioè programmi e servizi multimediali nel nuomero che impone la legge 66 del 2001. Il ministero prepara norme che incoraggino all’uso pieno delle frequenze, pena sanzioni. Pena la restituzione delle frequenze inutilizzate. Ma in Italia chi mai ha dato indietro una frequenza occupata?

fonte

In Finlandia banda larga è un diritto. Perché in Italia no?

Da ieri, primo luglio, la Finlandia è il primo paese al mondo a rendere la connessione ad internet a banda larga un diritto legale per tutti gli abitanti.
“Abbiamo tenuto conto del ruolo di Internet nella vita quotidiana dei cittadini”, ha spiegato il ministro delle comunicazioni Suvi Linden. “Non è più solo uno svago”.
Già, non è più solo uno svago.
A mio modesto parere, non è mai stato solo uno svago.
Se si pensa che Arpanet, il precursore della rete come la conosciamo oggi, era nato da un progetto di difesa e controspionaggio al servizio del governo statunitense.
Comunque internet ad alta velocità per tutti è una decisione estremamente importante per una nazione.
Significa garantire a tutti i cittadini uno strumento fondamentale di informazione e soprattutto libera condivisione di quest’ultima.
Il segno di una democrazia sana.
Perché nel mio paese non è possibile?

fonte

firenze5stelle@gmail.com

MoVimento5stelle


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