Di Troll, fake ed i vari pericoli della rete ne avevamo già parlato e consigliato attenzione –  link, come eravamo già più recentemente entrati in tema di bufale – seminotizie come le chiama il blogger Vittorio Zambardino -prendendo spunto dalla falsa notizia dell’emendamento D’Alia che sta continuando a girare in rete

Fenomeni che non sembrano colegati tra di loro, ma in egual misura allontanano dall’argomento iniziale e coinvolgono nel  gridare al “lupo al lupo” allontanandosi dalla percezione dei reali pericoli.

Nel trollismo pare che ne sia rimasto coinvolto un giornalista toscano nel tentativo di fare il proprio lavoro e chiedendo attraverso facebook spiegazioni al presidente della regione Toscana, nell’alro caso (bufale) nei giorni scorsi la stampa italiana ed alcuni blogger (avvallati da una agenzia giornalistica) sono caduti nell’ennesimo “tranello”, questa volta, dopo l’emendamento D’Alia, è toccato al presunto nuovo tentativo del PDL di intercettare e punire severamente chi scrive minacciose dichiarazioni sul web, il DDL Lauro.

Niente paura il DDL in questione è stato ritirato, il tentativo risaliva al Gennaio scorso ed il progetto rimane abbandonato… speriamo solo che non parta un’ennesima moderna catena di Sant’Antonio

Rimangono comunque i reali pericoli – passati e presenti –  per il web ed i suoi utilizzatori: ricordiamoci dell’attuazione del Decreto Romani ed il DDL intercettazioni, la cosidetta Legge Bavaglio con il suo comma 29 ed il Diritto di Rettifica

Il troll del capo.

Girellando su Facebook, dove anche tutti noi del circolo da un po’ di tempo stiamo, mi sono imbattuto nella pagina di Enrico Rossi Presidente, il quale si vantava a dispetto del governo nazionale, di aver tagliato davvero i costi della politica. Sette i punti presentati da Rossi di cui uno dedicato alle indennità dei consiglieri.

Allora ho commentato la nota e ho posto al governatore alcune domande su quel punto, cioè se non trovasse giusto che il sito del consiglio regionale pubblicasse l’indennità complessiva dei consiglieri e se fosse giusto istituire l’anagrafe pubblica degli eletti. Temi che ho toccato su queste colonne più volte.

Nessuna risposta (almeno sinora) da Rossi ma in compenso sulla mia richiesta e su quelle simili da parte di una vecchia conoscenza del circolo Pickwick, l’ex segretario del PS fiorentino Ciuffoletti, si sono scatenati almeno un paio di cosiddetti troll.

Cosa sono i troll? Sono utenti molesti che seminano zizzania nelle conversazioni su facebook, trasformandole in risse verbali, usano identità inventate e col loro lavoro spostano l’attenzione da quanto oggetto della conversazione a quello che vogliono loro. Spesso sono anche offensivi.

Tra l’altro il profilo pubblico del presidente Rossi è pieno di anche di tanti fake, ovvero profili “falsi” non corrispondenti alla vera identità nel mondo reale. Ora nulla di male, anche chi scrive in fondo è un fake, diventa però sospetto se i fake sono spesso i primi a complimentarsi con il grigio per quanto fatto o a riportare la conversazione verso i lidi più corretti e soprattutto se la loro unica attività su facebook è proprio quella.

Quando invece il gioco si fa duro arrivano i troll. E questo succede spesso, molto spesso, sulla pagina del presidente Rossi.

Ora ci chiediamo tutti questi fake e troll che popolano la pagina di Rossi che ci stanno a fare?

Non vogliamo nemmeno prendere in considerazione che il Presidente o chi gestisce la pagina sia in combutta con questi e li usi come “cani da guardia”, tuttavia sarebbe utile che il governatore applicasse gli strumenti di moderazione previsti dallo stesso social network e bandisse tali disturbatori dalla sua pagina e fugasse così ogni minino sospetto.

Il controllo dell’informazione digitale, come ci insegnano i ben più gravi casi di Cina e Iran, rappresenta una nuova frontiera in tempi di comunicazioni globali, di reale e virtuale, in cui l’informazione al cittadino passa sempre più da questi strumenti. Il loro uso può e deve essere un indicatore di trasparenza e libertà. Magari se poi il governatore volesse rispondere anche alle nostre domande…

Mr. Tracy Tupman, Il Nuovo Corriere di Firenze 4 luglio 2010.

fonte

Non ci sono notizie bufala. C’è la strategia della diversione

La chiamerei la sindrome della seminotizia. L’ultimo caso è di ieri e ha fatto qualche vittima. Ci è cascata Stampa.it. Ma il fenomeno, che è una sorta di catena di sant’Antonio,  ha fatto una vittima anche in Marco Travaglio.

La notizia di ieri la spiega bene Guido Scorza: una parte della relazione che accompagna un disegno di legge, depositato sette mesi fa ma non ancora avviato ad alcuna discussione in senato, viene preso come notizia fresca di giornata per dire che c’è l’intenzione da parte del Pdl di approvare una legge che porrà sanzioni gravissime in testa a chi faccia dichiarazioni minacciose sul web. Vengono riportate le parole del relatore.  Fin dalle prime ore dopo la pubblicazione c’è stato tam tam in rete contro questa seminotizia.

Che però è stata avallata dall’agenzia adn kronos (c’è chi dice in realtà suggerita, non ho avuto modo di verificare  questo dettaglio).

Dunque il disegno di legge c’è ma non è attivo. Anche da verifiche effettuate qui, con l’aiuto del senatore Vincenzo Vita (pd), non risulta in discussione. Quindi notizia non c’è – se ogni disegno di legge presentato fosse notizia, di quanti terabyte di dati ci sarebbe bisogno?

E soprattutto le dichiarazioni del senatore Lauro, che le avrebbe rese, non ci sono, come dimostra Scorza. Ma ripeto, quella di ieri è solo una puntata della bufala della seminotizia “repressiva” e questo post si occupa di errori di giornali solo in modo tangenziale:  il caso in cui la notizia affiora sui media mainstream che commettono l’errore di abboccare alla strategia della diversione. Il nocciolo serio è altrove.

Il tormentone D’Alia – Da mesi, e almeno tre volte al mese, ricevo telefonate o messaggi di colleghi che mi dicono: “ma è vero che c’è un emendamento D’Alia che vorrebbe applicare la figura di reato dell’istigazione a delinquere alle dichiarazioni sul web? Lo leggo su un’agenzia”.

O sono mesi che si legge su Facebook una denuncia di qualcuno che ha scoperto che D’Alia attacca la libertà d’espressione sul web.

Ora il povero D’Alia “l’abbiamo” cancellato più di un anno fa, con l’emendamento messo a punto dall’onorevole Cassinelli del Pdl, e quindi espunto dal decreto sicurezza.

A un certo punto, nelle settimane scorse, ho cominciato a scrivere agli indirizzi allegati ai vari appelli chiedendo per quale motivo si agitino notizie false contro avversari veri. Non ho mai ricevuto risposta. Attraverso terze persone mi è stato detto che un gruppo di opposizione molto basato in rete e multicefalo  (ma per quanto se ne sa potrebbero essere anche agenti dei servizi segreti marziani) avrebbe risposto: “meglio tenere alta la tensione con queste notizie, anche se non vere,  tanto quelli hanno comunque in serbo cose gravi per la rete.” Discorso demenziale.

Perché l’ecosistema delira? – Ma c’è da dire che non c’è mica bisogno del gruppo organizzato: il tormentone può partire pure da un delirante singolo. Il punto su cui interrogarsi è perché l’ecosistema, o meglio una sua parte, delira con lui. Perché decine di migliaia rilanciano su facebook o in rete senza chiedersi se sia vero. Perché giornali e professionisti seri prendano sul serio la cosa. Non c’è da prendersela con i giornali, in questo dissento da Scorza.

E allora? Allora c’è da essere allarmati o no? Io dico di sì. Perché….

Ma il bavaglio e chi lo vuole c’è… – Perché l’intenzione di mettere bavagli mordacchie museruole e fazzoletti in bocca alla rete c’è. Gli imbavagliatori sono al lavoro e si servono anche di argomenti apparentemente molto concreti, cioè di problemi reali che vanno affrontati con misure democratiche: per esempio la rettifica.

Aspetti problematici molto seri, che avrebbero bisogno di un contraddittorio ragionevole e informato. Anche perché gli schieramenti non sono così compatti: ci sono fior di fautori della censura tra i parlamentari del centro sinistra, ci sono liberali che tengono alla libertà di espressione dall’altra parte. Ma qui bisogna capire che ci sono due diverse dinamiche al lavoro.

La prima è l’autoalimentazione del delirio. Si invia un appello in Facebook con un titolo di tuono e almeno diecimila persone me lo cliccheranno con un “like”. E alla fine questa informazione si autoalimenterà e invererà: sarà creduta vera per il solo fatto di essere ripetuta.

La strategia della diversione – Ma c’è di più. C’è una strategia della diversione. Creare una tensione continua, cui seguirà una smentita, come questa che state leggendo e che non sarà creduta, e che lasci poi lavorare in pace i censori veri. E questa strategia non credo che l’abbiano pensata i servizi segreti marziani. L’ha pensata gente che conosce la rete e che si pone il problema di usare lo “sciame” della micro-opinione e delle preferenze-blitz per creare nuovo consenso.

Che questa dinamica poi venga alimentata, ma non creata, soprattutto da quelli che credono di essere gli avversari più puri e duri del governo e dell’attuale maggioranza è solo la prova ormai provata nella storia che essere estremisti è un modo di dar forza all’avversario.

fonte

firenze5stelle@gmail.com

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