Riceviamo da OPENJOURNALIST

Usiamo le alternative



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Gli ultimi disastri sanitari, ambientali, economici e gestionali :

– altissimi livelli di contaminazione dovuti alle emissioni dell’ inceneritore di Montale (Pt), dei cibi, delle acque e del latte materno di alcune donne residenti nelle aree di ricaduta delle polveri;

-inceneritore di Falascaia posto sotto sequestro dall’ Autorità Giudiziaria dopo anni di lotte delle popolazione come anche a Montale;

sequestro delle discariche di Monterchi(Ar) e del Cassero/ Serravalle p.se per traffico illecito di rifiuti industriali;

casi della Chimet in Valdichiana; gli inceneritori di Poggibonsi, di Ospedaletto, del Picchianti e di Scarlino, della Valdera…), SANCISCONO LA FINE DI TUTTO IL SISTEMA DI INCENERIMENTO : cdr, inceneritori, discariche e della strategia integrata;

In questa gravissima situazione, il presidente della regione Rossi ha il coraggio di rilanciare l’ incenerimento e le discariche per i residui, minacciando la competenza dei comuni con l’ invio di commissari ad acta e l’ uso della forza.

NOI CHIEDIAMO INVECE CHE CHI CONTINUA A VOLERE QUESTI DISASTROSI IMPIANTI NON AVENDO FATTO NULLA IN QUESTI ANNI PER GESTIRE I RIFIUTI IN MANIERA RESPONSABILE, COME E’ CONCRETAMENTE POSSIBILE, SENZA RISCHI PER LA SALUTE E SENZA SPRECO DI MATERIA E DI SOLDI PUBBLICI, DEBBA CHIEDERE SCUSA ALLE POPOLAZIONI CONTAMINATE E DERUBATE. Non devono più prevalere gli interessi delle lobbies impiantistiche, ma la salute delle popolazioni e il territorio;

A Rossi e al governo regionale, all’ insieme del Movimento a difesa dei beni comuni lanciamo la sfida di una economia locale responsabile del riciclo senza combustione che offre numerosi nuovi posti di lavoro, con l’ avvio da subito di una strategia rifiuti zero che sia basata sulla riduzione della produzione dei rifiuti e – a partire da raccolte differenziate con il sistema porta a porta – su riparazione, riutilizzo, riciclaggio, compostaggio e riprogettazione degli scarti che attualmente non sono riciclabili. I residui non riciclabili – la cui produzione va riprogettata per renderli riutilizzabili e riciclabili – possono essere trattati in via transitoria con un “sistema impiantistico a freddo” (vale a dire senza bruciare niente), nella consapevolezza che non esistono macchine magiche, ma modalità virtuose di trattamento e che creano nuovo lavoro non precario.

IL DISASTRO IN ATTO E PREGRESSO
Negli ultimi mesi è stato sancito in modo definitivo dalla cruda evidenza dei fatti il non più sopportabile disastro sanitario, sociale ed economico rappresentato dall’ incenerimento dei rifiuti : inaffidabilità tecnologica, molteplici e persistenti danni sanitari per malattie e tumori, costi monetari esorbitanti della catena Cdr-Inceneritori-Discarich
e per scorie e residui dell’ incenerimento.
Siamo di fronte ad una vera e propria carrellata di catastrofi, peraltro annunciate :
* Chiusura dell’ inceneritore di Montale ( Pt ) nell’ estate del 2007 per reiterati superamenti dei limiti nelle emissioni di diossine e furani; accertati altissimi livelli di contaminazione da diossine e sostanze dioxin-like nei cibi ( polli, uova, pesci….), nelle acque e nel latte materno di due donne che abitano nell’ area di ricaduta delle polveri dell’ inceneritore; processo in corso per omissioni e inadempienze a carico di gestori dell’ impianto e dei tre Comuni proprietari (Montale, Agliana, Quarrata);
* Chiusura dell’ inceneritore di Castelnuovo Garfagnana (Lu) gravato a lungo da problemi di funzionamento;
* Problemi sanitari ed ambientali dell’ impianto Chimet di Civitella in Val di Chiana(Ar) e conseguente intervento della magistratura;
* Bocciatura da parte del TAR del programma di raddoppio dell’ inceneritore di Selvapiana, Rufina (Fi);
* Problemi tecnologici e nei controlli delle emissioni negli inceneritori di Picchianti (Li), Ospedaletto ( Pi), Scarlino (Gr), Poggibonsi (Si) ; e ora l’ inceneritore di Falascaia ( Pietrasanta ) posto sotto sequestro dall’ Autorità Giudiziaria di Lucca ( sei dirigenti sotto inchiesta ) – a
seguito di una inchiesta relativa allo sversamento di diossine, furani e metalli pesanti nel torrente Baccatoio;
* Notizia di ieri, sequestro delle discariche di Monterchi (Ar) e del Cassero/Serravalle p.se da parte del NOE per traffico illecito di rifiuti pericolosi.
Ad essere sabotato e reso inefficace dal ricorso all’ incenerimento, è l’ intero sistema di gestione dei rifiuti che le norme comunitarie, italiane e della Toscana basano sulla riduzione della produzione dei rifiuti, sul ciclo virtuoso del riutilizzo e del riciclaggio di materiali. Una tecnologia nociva ed arretrata, quella dell’ incenerimento, e – non va dimenticato – sempre sull’ orlo di far fallimento economico, se non fosse per l’ impropria acquisizione dei CIP 6 e dei Certificati Verdi destinati alle energie realmente rinnovabili, ma incamerati dai gestori degli inceneritori violando le norme comunitarie. Si tratta di un sistema di finanziamento truffaldino e nocivo, denunciato nel 2008 dalla Federazione degli Ordini dei Medici Italiani e oggetto di una vertenza nazionale promossa dall’ Associazione Diritto al Futuro contro la vergogna dei sussidi all’ incenerimento.

LA IRRESPONSABILE POLITICA della REGIONE TOSCANA
In questa situazione di catastrofe economica, sanitaria e ambientale, il presidente della regione Toscana Rossi non trova di meglio che riproporre il sistema-incenerimento di rifiuti urbani, industriali e assimilati, e delle biomasse, minacciando di intervenire con la forza e di nominare commissari ad acta per l’ avvio dei cantieri, a partire da quello di Case Passerini nella piana fiorentina. NOI CHIEDIAMO INVECE CHE CHI CONTINUA A VOLERE QUESTI DISASTROSI IMPIANTI NON AVENDO FATTO NULLA IN QUESTI ANNI PER GESTIRE I RIFIUTI IN MANIERA RESPONSABILE, COME E’ CONCRETAMENTE POSSIBILE, SENZA RISCHI PER LA SALUTE E SENZA SPRECO DI MATERIA E DI SOLDI PUBBLICI, DEBBA CHIEDERE SCUSA ALLE POPOLAZIONI CONTAMINATE E DERUBATE.
Nello specifico non si può non ricordare come la strada dei comissari ad acta per realizzare impianti e cantieri sia sbagliata e non trasparente, vedi l’esempio dell’impianto di Falascaia.
Al contrario, ancora una volta prevale l’ interesse delle lobbies industriali e degli impiantisti con le loro logiche dannose ed arretrate, che azzerano i diritti degli abitanti alla salute, all’ ambiente e al lavoro, diritti peraltro sanciti dalla Costituzione Repubblicana.
Se proprio si vuol ricorrere a misure drastiche, ad essere commissariati dovrebbero essere gli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) per il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolte differenziate e di riutilizzo, fissati dalla stessa regione Toscana. Una situazione nella quale gli amministratori pubblici hanno fino ad oggi palesemente disatteso gli obblighi di controllo secondo quanto prescritto dalla L.R. 25/98, visto che tutti gli organi amministrativi e di controllo hanno sempre chiuso gli occhi di fronte a incidenti, superamenti dei limiti di emissioni e inadempienze e hanno avallato il Regolamento Giunta Regionale 14/R 2004, Allegato 3, dove vengono stabiliti criteri per Fidejussioni Bancarie a garanzia di “sicuri” danni ambientali e bonifiche. Fidejussioni a dir poco oscene e valutabili nell’ ottica di favorire i gestori e di far pagare i danni alle comunità che in maniera così scriteriata loro stessi amministrano.

LA SFIDA POLITICA DEL MOVIMENTO DEI COMITATI ALLA REGIONE : UNA NUOVA PULITA ECONOMIA LOCALE DEL RICICLO SENZA COMBUSTIONE
A questa persistente ostinazione del presidente Rossi e della Giunta regionale a voler continuare sulla strada fallimentare e nociva dell’ incenerimento – una ostinazione davvero degna di una causa migliore – noi contrapponiamo progetti e pratiche economiche e sociali più coerenti dal punto di vista ecologico, economico e produttivo, non nocive, più democratiche in quanto elaborate dalle tante resistenze territoriali che si sono fatte concreto progetto alternativo. Il presidente Rossi si è più volte richiamato alla necessità di far ripartire in Toscana, su basi nuove, economia e produzioni. Su questo piano, noi lanciamo a lui e all’ insieme del governo regionale la nostra sfida, in connessione con i tanti movimenti esistenti in Toscana a difesa della salute, dei beni comuni e del territorio
1). Dobbiamo dire basta all’ incenerimento e alla strategia integrata, un vero e proprio imbroglio : una filiera obsoleta, nociva, dannosissima per la salute, e per la struttura stessa del territorio; e che presenta alti costi economici e finanziari;
2). Bisogna puntare quindi al riutilizzo e al recupero di materiali, come impongono le norme comunitarie. Una sfida per contrastare lo spreco di materiali in via di esaurimento e un volano di nuove economie locali coerenti con i cicli ecoenergetici e portatrici di occupazione. Economie diffuse sui territori della Toscana che sono in sintonia con il suo dna storico : artigianato, piccola impresa e saperi locali anche tecnici, al contrario della grande
fabbrica dei rifiuti esterna ed estranea al territorio e alla sua storia sociale : sprechi, imballaggi, cdr, inceneritori, discariche. Quindi avvio da subito di una strategia rifiuti zero che sia basata sulla riduzione della produzione dei rifiuti e – a partire da raccolte differenziate con il sistema porta a porta – su riparazione, riutilizzo, riciclaggio, compostaggio e riprogettazione degli scarti che attualmente non sono riciclabili. I residui non riciclabili – la cui produzione va riprogettata per renderli riutilizzabili e riciclabili – possono essere trattati in via transitoria con un “sistema impiantistico a freddo” (vale a dire senza bruciare niente), nella consapevolezza che non esistono macchine magiche, ma modalità virtuose di trattamento e che creano nuovo lavoro non precario.
3). Blocco di nuovi impianti nocivi e distruttori di territorialità, che hanno prodotto e continuano a produrre disastri e contraddizioni socioeconomiche, come si è visto anche recentemente nella “querelle” sulla piana fiorentina : inceneritore, riorientamento della pista dell’ aeroporto e ingrandimento di quest’ ultimo, stadio e cittadella viola, caserma dei carabinieri, CIE, parco senza qualità della piana……..o sulla costa con la reiterata proposta di polo energetico : gassificatori, centrali, porti, inceneritori……… Bisogna ripartire dal territorio, dalle sue valenze ecologiche, sociali, storiche, potenziando le connessioni ecologiche ed avviare bonifiche territoriali nelle aree devastate.
In questo quadro di nuove economie ecologicamente fondate, è necessario potenziare ed estendere da subito alcune delle buone pratiche amministrative e gestionali e bloccare le fonti di nocività sanitaria e sociale. Pertanto chiediamo a Rossi:
– di render conto delle gravi inadempienze della Regione Toscana suggi obiettivi di legge – 15% di riduzione entro il 2010 e 50% di raccolta differenziata sempre entro il 2010;
– di realizzare in tempi stretti il passaggio di tutti i comuni toscani al sistema di intercettazione domiciliare porta a porta, realizzabile concretamente come dimostrano gli esempi di Capannori e del comprensorio Empoli/Valdelsa fiorentina ( dove, nel comune di Montespertoli, è stato realizzato l’ unico sistema puntuale di tariffazione della Toscana ), e come certifica lo Studio economico-gestionale prodotto, su incarico della Regione, da ARRR e dalla Scuola Agraria di Monza, in cui vengono comparati tra loro i costi della raccolta stradale e di quella porta a porta, con quest’ ultima che risulta essere la più vantaggiosa anche dal punto di vista economico. Uno studio pagato dai nostri soldi e tenuto nei cassetti! In questo quadro sono inaccettabili e non più sopportabili i ritardi nella partenza del sistema di intercettazione/raccolta porta a porta a partire dall’ Ato Toscana Centro, in particolare nell’ area fiorentina;
– di attuare una estesa riduzione dell’ assimilazione dei rifiuti industriali ai rifiuti urbani gestiti in servizio pubblico. Una assimilazione attualmente così ampia in Toscana, a causa delle scelte della politica regionale, da far raggiungere ogni anno ai cittadini toscani il triste primato di avere la produzione pro capite più alta di rifiuti, non in ragione di una maggiore quantità di consumi ma in forza della presenza nel monte rifiuti di grandi quantità di rifiuti industriali e artigianali eterogenei;
– di avviare la chiusura precauzionale immediata ed assolutamente motivata dai fatti per reiterato disastro ambientale e sanitario, degli inceneritori in esercizio, a principiare da quelli di Montale, Poggibonsi, Ospedaletto, Picchianti oltre a quello di Falascaia già chiuso dalla Magistratura.
– di bloccare le proposte di nuovi impianti di incenerimento e discariche sulla costa ( Livorno, Follonica-Scarlino, Grosseto….) e in Valdera dove è inaccettabile la proposta di ben due PIRO- INCENERITORI previsti a pochissimi chilometri l’ uno dall’ altro : Pontedera e Vico Pisano.

COORDINAMENTO TOSCANO RIFIUTI ZERO

fonte

firenze5stelle@gmail.com

MoVimento5stelle

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