E’ il nostro modo di festeggiare i compleanni: ospitare idee …..prima che passi il comma del “diritto di rettifica” del DDL intercettazioni, che deprimerà la rete e limiterà i blogger nella pubblicazione delle idee e dei pensieri.

L’attacco alla web-diligenza dei novelli indiani continua

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Firma anche tu “Lettera aperta contro il BAVAGLIO ALLA RETE”, l’ultimo tentativo per gli  emendamenti al DDL INTERCETTAZIONI  che mira al blocco della rete

Islanda: la nazione che si sbavaglia

Il governo di Reykjavik ha approvato una legge che difende chiunque pubblichi, su Internet, documenti segreti che siano di interesse pubblico. Come la legge islandese può complicare la realizzazione del bavaglio in Italia.

«Un paese di guardoni, incapace di farsi gli affari suoi».

Non dovremmo stupirci se prossimamente sentissimo da qualche esponente del nostro governo una dichiarazione del genere parlando dell’Islanda e della nuova legge che punta a difendere dai processi chiunque pubblichi su internet dossier segreti e notizie riservate di interesse pubblico.

Mentre sull’italico suolo, col pretesto di difendere la privacy dei cittadini, si discute su come poter azzittire una volta per tutte le voci fuori dal coro dell’informazione a reti unificate, minacciando multe da capogiro agli editori e carcere per i giornalisti, nel Paese nordico il governo all’unanimità ha dichiarato di voler difendere a tutti i costi la libertà d’espressione e il diritto dei cittadini ad essere informati.

Come dire che c’è chi gli scudi li fa per proteggere gli evasori fiscali, invitandoli a riportare i soldi in Italia con la certezza di non dover dare alcuna spiegazione sulla loro provenienza e chi invece li progetta per difendere la verità.

Modi diversi di intendere la democrazia.

La legge, proposta dalla deputata anarchica Birgitta Jonsdottir e approvata lo scorso 16 giugno, prevede che, nel caso in cui documenti riservati venissero sottratti per un interesse pubblico ed inseriti sul web da un server con base in Islanda, la giustizia di Reykjavik non solo non potrà impedirne la divulgazione, ma non potrà nemmeno consentire a tribunali esteri di comminare condanne in base a leggi che divergono dalle norme islandesi.

La legge, inoltre, dà il diritto alla società proprietaria del server di difendersi a sua volta da qualsiasi forma di intimidazione, sotto forma di minacce di querele dai cifre a sei zeri, potendo intentare una contro-citazione davanti a una corte dello stato islandese.

Le notizie che provengono dalla nazione insulare nel nord dell’oceano Atlantico non sono solo l’effetto di una eco di controtendenza rispetto alle forme di restrizione delle libertà che caratterizzano parecchie zone del mondo, dove quello di fare il giornalista è un modo per sprezzare il pericolo, ma promettono di incidere con forza nelle scelte politiche di molti governi.

Stando così le cose, sembra, infatti, complicarsi di non poco la missione del ministro della Giustizia Angelino Alfano di redigere una legge che riesca a impedire le attuali libertà di cui gode il giornalismo italiano, poiché oltre a dover affrontare in patria le proteste di una larga parte della società civile, dovrà fare i conti con la possibilità che le notizie “proibite” potranno trovare ospitalità presso i server islandesi per poi essere riportate in maniera legale dai quotidiani italiani.

Tranne che non si faccia una legge ad civitatem che recitasse qualcosa come “nel caso in cui si risieda in Italia, la nazione Islanda e tutto ciò che essa concerne è da ritenersi come la proiezione fantastica di una mente perversa seguace del male e, perché no, anche comunista”.

Nella foto: una vignetta di Vauro Senesi sulla libertà d’informazione

Simone Olivelli

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