Nei giorni scorsi una lettrice del corriere.it  scriveva ai fiorentini chiedendo di ritornare a prendersi cura degli spazi di Santa Croce.

Le risponde un’altro lettore, con la speranza  che non sia un’altra lettera dispersa nel caldo estivo, perchè “…quando i malvagi fanno lega fra loro, occorre che gli onesti facciano altrettanto ..”

Cara Francesca,

ho letto la tua lettera pubblicata sul sito del Corriere Fiorentino, e ho subito sentito di doverti scrivere.

Come Nietzsche criticava i filosofi che non si sporcavano le mani nella società, sono, da ingegnere italiano, convinto che adesso sia quanto mai necessario che chi sa pensare debba dar seguito ad una reazione davanti a questa agonia quotidiana.

I Fiorentini non esistono più, hanno venduto la città e adesso chi ancor la ama e non ha partecipato a questa svendita, non ha che pochi spazi. Le chiese son ormai inaccessibili, entrare in Duomo è possibile solo per la messa.

Ricordo l’emozione, da bambino, quando l’8 settembre (Festa della Vergine e anniversario della posa della prima pietra) aprivano la terrazza che corre intorno al Duomo: era l’unico giorno in cui si poteva accedervi.

Oggi, a pagamento, è accessibile, anche in altri giorni, esclusivamente ai gruppi turistici organizzati. In San Lorenzo, se sei un fedele, devi aspettare l’orario di messa per entrare. Il Forte di Belvedere è ormai chiuso da anni, in quanto, usato come discoteca, dopo una caduta fatale, è stato ritenuto pericoloso.

Tutto è un sorgere di società che comprano pasticcerie, negozi storici, bar, fondi; ci mangiano ogni cosa piano piano.

I Fiorentini, felici di incassare, hanno venduto a chiunque. Per fare un grande affare, nulla è più loro.

Nella città di Asti, patria di Vittorio Alfieri (credo che ora sia vicino a te di casa…) ho conosciuto un commerciante che ha preferito lasciare il fondo del suo negozio vuoto, piuttosto che venderlo ai cinesi, rinunciando agli immediati contanti. Quanto forti furono i Russi, che preferirono bruciare Mosca che lasciarla a Napoleone! Questo è il nocciolo del problema! Ad Asti oggi, a Mosca allora, era presente una civitas, con la sua forza e con la sua appartenenza ad una comunità, senza la quale l’urbs non è niente.

La civitas è l’insieme di persone, di comportamenti, di relazioni, di conoscenze, di educazione, uniti nello spazio e nel tempo, che esprimono le loro esigenze attraverso l’urbs, ossia la città nella sua struttura, nei suoi edifici. In altre parole, l’urbis è mezzo ed espressione della vita della civitas e non il viceversa! Non i palazzi, le piazze, i portici, le strade, i marciapiedi, ma quei palazzi, quelle piazze, quei portici, quelle strade, quei marciapiedi, tutto ciò che noi oggi abbiamo nella nostra città, e che tu vuoi difendere, è stato espressione di una civitas che aveva bisogno di quelle cose, fatte in quel modo, per me eccelso.

Oggi Firenze è uno scheletro, una vecchia urbis, ma senza la sua civitas.

Per chi si dovrebbe plasmare oggi Firenze? Per i turisti? Per gli immigrati? Per gli zingari? Per i politici? Per i kebab? Si abbatte la pensilina davanti alla stazione, ma non perché si voglia rispettare il progetto architettonico originario, ma perché non si è più in grado di mantenerla pulita e sicura.

Si attraverserà con un tunnel Firenze senza sapere se i palazzi resteranno in piedi e Fiesole e Settignano al loro posto (il Poggetto lo stanno già facendo camminare verso viale Morgagni!).

Per realizzare la tramvia, in viale Morgagni, si estirpano gli alberi storici, piantati in epoca medicea, che servivano, oltre alla funzione ornamentale, anche al consolidamento del terreno, dato che la zona si chiama Rifredi, in quanto vi è il rio freddo, dove Lorenzo de’ Medici si fermava a ristorarsi nei suoi viaggi verso le ville in collina. Quegli alberi erano stati scelti per avere la quantità giusta di umidità nel terreno in modo che esso fosse adatto a potervi costruire. Tolti quegli alberi, i pavimenti dei negozi si sono mossi, ma probabilmente si muoveranno anche nel lungo periodo.

Ma lungi dal far progettare qualcosa ad un ingegnere di Firenze, che queste cose le sa; la tramvia la si fa progettare ad un francese, che prende il progetto per un’altra città e lo stampa su Firenze! Ora sì che abbiamo una città europea!

L’effetto di questa assenza della civitas fiorentina è che i negozi storici chiudono, sostituiti da Benetton e chi per esso, le attività industriali lasciano Firenze o non sono più di Firenze. E’ mai possibile che si sia accettato che il Nuovo Pignone fosse svenduto alla General Electric?

Avevo quindici anni, nel 1995, è già pensavo che prima o poi avrebbero soppalcato la cupola del Brunelleschi per farci un McDonald dentro.

Perchè potevo immaginarmi ciò? Oggi mi rispondo: perché sarebbe la perfetta espressione della civitas di oggi. Ciò che quindi è un degrado, non è altro che gli effetti subiti dall’urbis dalla sua nuova civitas, dato che quella vecchia l’ha svenduta.

La Firenze di oggi è quindi espressione della sua attuale civitas, ossia di chi veramente la abita: turisti, immigrati (stranieri e italiani), banche, grandi società di moda, puttane, travestiti e drogati, fiorentini corrotti nel portafoglio e nell’animo.

L’urbis non può che essere una loro espressione. Non credo vi sia una soluzione, di sicuro una speranza: che le persone che vogliono veramente difendere Firenze almeno si uniscano, al di là di qualsiasi(!!!) interesse e ambizione personale, per riappropriarsi della città, in modo che ritorni ad essere in mano ai veri eredi culturali di Dante e di quanti sepolti in Santa Croce, e non in mano a chi non può che essere loro avversario, che li conosca o meno, in quanto straniero. Quando i malvagi fanno lega fra loro, occorre che gli onesti facciano altrettanto, che cosa c’è di più semplice? Facciamolo.

Tommaso Berna

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