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Io sono stufo, posted with vodpod

Riceviamo queste considerazioni,senz’altro sarà il caso di riprenderci la nostra vita.

 

Sono stufo di un’Italia che viaggia per sottrazione. Ieri sera a Porta a Porta si è scatenato un processo in diretta a Santoro, presente in collegamento dietro una scrivania austera e presidenziale il direttore generale della Rai, Mauro Masi, quello che nelle intercettazioni aveva paura di non riuscire ad accontentare Berlusconi che chiedeva di buttare fuori dal video lo stesso Santoro, la Dandini e quanti altri. Bruno Vespa si è confermato non credibile, attaccando (per giunta retribuito con i soliti circa 15mila euro di soldi nostri del canone che prende ogni puntata) un suo collega che non era presente in studio, anche con dei servizi costruiti ad hoc che ripercorrevano alcuni momenti controversi della trentennale carriera del giornalista (per “giornalista” intendo Santoro…). Gli ospiti, poi, erano quasi tutti contro Santoro: tra questi l’ineffabile “parlodituttoio” Gasparri e il solito tracotante Belpietro, direttore di Libero, che pare ci debba essere in tutte le trasmissioni televisive perché rappresenta “il contraddittorio” (anche se 3 volte su 4 il “contraddittorio” per lui significa “dare sulla voce” all’ospite che sta parlando impedendogli di completare un ragionamento che in quel momento appare logico, e mandare tutto in caciara). Soltanto un esponente del sindacato della stampa ha detto chiaro e tondo, quello che stavo pensando dal momento in cui avevo iniziato a vedere la trasmissione: “Lei Vespa, parla di pluralismo ma sta facendo un processo in contumacia a Santoro senza che lui qui abbia la possibilità di ribattere”. E Vespa (incredibilmente impunito) ha avuto il coraggio di dire che Santoro era rappresentato perché quello che fa e come la pensa lo si è visto dal servizio appena andato in onda. Ma non è finita perchè la Rai sta creando problemi molto seri al programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano impedendogli addirittura che siano ospiti gente come Bono Vox, leader degli U2, Benigni, il maestro Claudio Abbado, oltre (naturalmente…) ad Antonio Albanese e Paolo Rossi. Ovviamente da citare anche la censura preventiva che è stata fatta a Milena Gabannelli prima che mandasse in onda domenica la puntata di Report relativa alla vicenda delle società off-shore ad Antigua del presidente del Consiglio (vista poi da quasi 5 milioni di persone). Aggiungiamo anche la vicenda che coinvolge un finanziere, arrestato perché forniva informazioni riservate (dopo 1300 accessi abusivi illegali) al settimanale Panorama (proprietà famiglia Berlusconi) su personaggi che in passato si erano messi di traverso o avevano denunciato agli affari poco chiari del suddetto Berlusconi: tra questi Beppe Grillo, Antonio Di Pietro, Patrizia D’Addario, il giudice Mesiano, Marco Travaglio, Luigi De Magistris e così via. Senza contare i vari dossier Boffo, Fini, Marcegaglia. Viviamo in un paese che per compiacere il capo viaggia per sottrazione: sottrazione di risorse umane, di possibilità di alternative per le persone; si vorrebbe imporre il pensiero unico come davvero “nemmeno nello Zimbawe”. Ma è ormai ora che i cittadini aprano gli occhi, si parlino tra loro, non siano buoi, non deleghino più ad altri il proprio futuro, non si nascondano dietro a  un “ma io non l’ho votato…”. Non deleghiamo più ad altri la nostra libertà. Cerchiamo di non farci annegare il cervello dentro un Grande Fratello, un’Isola dei Famosi, una “Vita in diretta”, “Uomini e donne”, o negli speciali sul caso Scazzi ad Avetrana, Cogne, Erba, Garlasco (località ormai turistiche più di Positano o Venezia). Non stiamo solo ad osservare come dal buco della serratura quella degli altri. Riprendiamoci la NOSTRA vita.

fonte

 

MoVimento 5 Stelle

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