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Mentre a Berlino la popolazione attraverso un referendum dice NO alla privatizzazione dell’acqua, in Italia il ministro degli interni della Repubblica di Bunga Bunga ha comunicato ieri (4 Febbraio 2011 n.d.b) che il referendum contro la privatizzazione dell’acqua si terrà il più tardi possibile, ossia domenica 12 giugno.

La motivazione è che quel giorno una gran parte delle laboriose popolazioni della Repubblica si troveranno al mare o imbottigliate in coda nei loro grandi Suv e che quindi non potranno raggiungere le urne, facendo così saltare il quorum.

L’annuncio costituisce il solito schiaffo in faccia al Presidente della Repubblica che, non consultato, si troverà a firmare un decreto che costerà ai pochi fra i cittadini che pagano le tasse una cifra vicina ai 10 milioni.

Tanto si potrebbe risparmiare accorpando il referendum alle consultazioni amministrative, come richiesto dai Comitati promotori.

Ma naturalmente si sa che Bunga Bunga è in solide condizioni economiche e quindi quei milioni si possono tranquillamente sprecare (anzi investire) allo scopo nobile di mandare deserte le urne.

Del resto, sappiamo bene che il suddetto ministro degli Interni è compagno di partito di un altro brillante esponente della cultura istituzionale della Repubblica di Bunga Bunga, quel Calderoli che ha legato inestricabilmente il proprio volto a quello del porcellum.

Continua

Il Comitato promotore dei referendum per l’acqua pubblica lancia un appello on – line per accorpare i referendum alle Amministrative, perchè:

– Sarebbe un inutile spreco di denaro in un momento di crisi econimica;

– I referendum sono uno strumento fondamentale di democrazia e partecipazione a cui tutti devono avere la possibilità di parteciparvi;

– Perchè  l’acqua sia un bene essenziale, da gestire in forma pubblica e partecipata dalle comunità locali, senza se e senza ma !

 

APPELLO AL GOVERNO

REFERENDUM ACQUA:

ACCORPAMENTO CON LE AMMINISTRATIVE

Grazie al sostegno di oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini di questo Paese, nella prossima primavera il popolo italiano sarà chiamato a votare due referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua.

Chi ha posto la propria firma lo ha fatto nella convinzione che la battaglia per l’acqua pubblica sia prima di tutto una battaglia di civiltà, per la tutela e l’accesso universale ad un bene comune. Concetti incompatibili con ogni forma di privatizzazione e di consegna al mercato di un bene essenziale alla vita.

Ed è una battaglia di democrazia, per dare a tutte e tutti il diritto di decidere su ciò che a tutti appartiene.

I due referendum rappresentano una seria minaccia per chi vuole ricavare facili profitti dall’acqua: non mancano le pressioni dei poteri forti dell’economia e della politica istituzionale, per questo si accelerano le privatizzazioni nei territori, mentre si pensa di rimandare i referendum all’ultima data possibile, il 12 giugno, sperando che vinca l’astensionismo.

Noi non ci stiamo.

Pensiamo che l’acqua sia un bene essenziale, da gestire in forma pubblica e partecipata dalle comunità locali.

Pensiamo che i referendum siano uno strumento fondamentale di democrazia e partecipazione.

Pensiamo che, nel pieno della crisi economica, sia ingiustificabile sperperare i soldi dei cittadini.

Per questo chiediamo al Governo e alle forze politiche e istituzionali l’accorpamento della data del referendum con quello delle prossime elezioni amministrative.

Rispettando la sovranità popolare, risparmiando denaro pubblico ed evitando l’assurdità di ritrovarsi alle urne per ben tre volte in poche settimane.

Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune


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