Rifiuti zero


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I consigli dalla rete all’insegna di un  Natale sostenibileRifiuti zero
Per il cenone:
Evita pesce spada, merluzzo, gamberi e tonno, preferendo il pesce azzurro. Puoi consultare la guida ai consumi ittici. Attenzione anche al tonno in scatola, troppo spesso nelle nostre scatolette finiscono specie in declino, pescate con metodi ben poco sostenibili. Consulta il sito “Tonno in trappola”

Usa solo alimenti liberi da Ogm! Privilegia cibi prodotti nelle vicinanze delle zone dove saranno consumati e provenienti da agricoltura biologica. Non esagerare con le quantità, per evitare di dover buttare il cibo in eccesso.
Per imbandire la tua tavola, se proprio non puoi evitare i prodotti di carta usa e getta, compra solo quelli che non distruggono le foreste. Consulta la guida “Foreste a rotoli”
Consuma meno carne e ridurrai il tuo impatto sul clima.

Per gli addobbi:
Albero di natale: non comprarne uno vero, ma i rami di potatura dei nostri boschi, identico effetto e costano meno a te e all’ambiente.
Per creare l’atmosfera natalizia, utilizza solo luci a basso consumo.

Per i regali:
Dona un libro stampato in carta amica delle foreste, ecco un elenco degli editori più sostenibili
Attenti ai regali hi-tech, consulta l’Eco-guida per evitare quelli tossici
Regala ai tuoi amici una bella bicicletta per muoversi in città.

Fonti:  Greenpeace –  Comune di Capannorideabyday.tv

La letterina a Babbo Natale  … link

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di ROBERTO SAVIANO

IL MONTE più alto d’Europa è il Monte Bianco: 4810 metri. Il più alto del mondo è l’Everest, con i suoi 8848 metri. Ma se noi immaginassimo una montagna fatta con i rifiuti illegali supererebbe la somma dei due: qualcuno ha calcolato che avrebbe una base di tre ettari e sarebbe alta più di 15mila metri. Quest’immensa mole è una preziosa fonte di reddito per la criminalità organizzata.

Questo spiega perché in Campania la storia dell’immondizia lasciata a marcire per strada è, purtroppo, una storia infinita. Gli ispettori europei sono arrivati a Napoli e ci hanno detto quello che i napoletani sapevano già: e cioè che nulla è cambiato rispetto a due anni fa. In realtà è peggio. L’emergenza dura dal 1994. È moltissimo tempo. Vuol dire che un ragazzo che oggi ha 16 anni è cresciuto con l’idea che i sacchetti di plastica abbandonati sui marciapiedi sono la normalità, come lo è il caldo d’estate e il freddo d’inverno. I cassonetti regolarmente svuotati, invece, sono un’eccezione.

In questa terra la raccolta differenziata è un sogno. Tranne che in piccole isole felici, non viene fatta mai. Quella non differenziata dovrebbe essere – per legge – al massimo il 35%. Qui arriviamo all’84%. E pensare che erano stati per primi i Borbone a lanciare la diversificazione dei rifiuti. Sembra incredibile, ma così recita un editto di Ferdinando II: “Gli abitanti devono tenere pulita la strada davanti alla casa usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive abitazioni e di separarne tutt’i frantumi di cristallo o di vetro che si troveranno riponendoli in un cumulo a parte”.

Quello che i Borbone sapevano, le giunte di centrosinistra e di centrodestra, i commissari straordinari, da Rastrelli, a Bassolino, da Bertolaso a De Gennaro, non hanno più saputo. Tutti hanno provato a risolvere il problema, ma nessuno ci è riuscito. A Napoli sembra impossibile ciò che riesce a Milano, Bologna e Genova perché la regione è prigioniera di un gigantesco circolo vizioso. Il ciclo è basato sull’occupazione del territorio: si mettono i rifiuti in una discarica, la discarica si riempie, viene chiusa o sequestrata per versamenti di materiali tossici, i camion si fermano, si cerca l’ennesima discarica, la popolazione protesta, la spazzatura resta a terra e spesso viene addirittura bruciata, con pericoli serissimi per la salute. I clan pagavano 50 euro per ogni cumulo di immondizia messo al rogo.

Si è tentato di risolvere il problema con gli inceneritori, che dovrebbero per legge produrre energia, ma per funzionare al meglio devono essere alimentati da ecoballe che nascono dalla raccolta differenziata, in cui l’umido è eliminato. Non è così, naturalmente, e la Campania è invasa dalle ecoballe, che ne hanno addirittura modificato la geografia e che sono potenziali bombe ecologiche. Ci vorranno 56 anni per smaltirle tutte. Sempre che sia possibile.

Tutta questa incapacità è costata ai cittadini 780 milioni di euro all’anno, in emolumenti, consulenze, affitti degli immobili: circa 8 miliardi di euro in 10 anni, quasi una finanziaria. Tutti hanno perso, ma qualcuno ha guadagnato, e parecchio. Nel 2009 le ecomafie hanno fatturato oltre 20 miliardi di euro: un quarto dell’intero fatturato della criminalità organizzata.

Il grande business dei clan è quello dei rifiuti tossici: hanno trasformato la Campania nel secchio dell’immondizia delle imprese del Nord. (La monnezza di Napoli è la monnezza di tutta l’Italia. Ricordiamocelo, ogni volta che il Nord chiude le porte come se fosse un problema del Sud). Smaltire un rifiuto speciale costa moltissimo, fino a 62 centesimi al chilo, i clan sono capaci di offrire un prezzo di 9/10 centesimi. Un risparmio dell’80 per cento che mette a tacere la coscienza di tanti imprenditori. Il trucco è nella bolla di accompagnamento che viene falsificata, per cui il rifiuto come per magia non è più tossico, o nel miscelare i veleni ai rifiuti ordinari, in modo da diluirne la concentrazione tossica. Il meccanismo è talmente malato che a volte il composto viene trasformato in fertilizzante: così la malavita incassa i soldi due volte con lo stesso veleno.

Decine di inchieste giudiziarie testimoniano l’avvelenamento delle terre del Sud. Ne elenco alcune: nel 2003 si scopre che ogni settimana 40 Tir ricolmi di rifiuti sversano cadmio, zinco, scarto di vernici, fanghi da depuratori, plastiche varie, arsenico e piombo nel napoletano e nel casertano; nel 2006 la Procura di Santa Maria Capua Vetere accerta che tra Villa Literno, Castelvolturno e San Tammaro, vengono scaricati i toner delle stampanti d’ufficio della Toscana e della Lombardia. Il terreno è pieno di cromo esavalente. L’inchiesta “Eldorado” del 2003 ferma un traffico illecito di rifiuti pericolosi, che da Sud sono spediti in Lombardia per essere “miscelati” con terre di spazzatura delle strade milanesi e altri materiali, per passare poi come rifiuti non pericolosi smaltiti in una discarica pugliese. La Procura di Napoli ordina nel 2007 il sequestro di 5 aziende del Nord per traffico illecito di residui di lavorazioni siderurgiche.

Così il sottosuolo della bella, dolce, fertile Campania è diventato un fango nauseabondo e pericoloso: a Giugliano della Campania,, ci sono 590 mila tonnellate di fanghi e liquami contenenti amianto e tricloruro di etilene; a Pianura tra il 1988 e il 1991 sono stati sversati i seguenti rifiuti provenienti dall’Acna di Cengio: 1 miliardo e 300 milioni di metri cubi di fanghi; 300 mila metri cubi di sali sodici; 250 mila tonnellate di fanghi velenosi a base di cianuro; 3 milioni e mezzo di metri cubi di peci nocive contenti diossine, ammine, composti organici derivanti dall’ammoniaca e contenenti azoto; nelle campagne di Acerra tra il 1995-2004 sono stati nascosti 1 milione di tonnellate di fanghi industriali provenienti da Porto Marghera e 300 mila tonnellate di solventi clorurati.

E questo solo per citare alcuni esempi. Non c’è da meravigliarsi se l’agricoltura è crollata a picco, se i frutti spuntano malati, se le terre diventano infertili. Soprattutto non c’è da meravigliarsi se aumentano malattie e tumori. È quello che succede, nel silenzio generale. Il cancro, in Campania, non è una sventura, una tragedia ineliminabile, ma il frutto di una scelta sciagurata dell’imprenditoria criminale.

Le malattie legate alla presenza di rifiuti tossici sono una piaga silenziosa, difficile da monitorare ma assolutamente evidente. Una ricerca del 2008 dell’Istituto superiore di Sanità nelle province di Napoli e Caserta certifica un aumento della mortalità per tumore del polmone, fegato, stomaco, rene e vescica e di malformazioni congenite. Questi sono più numerosi vicino ai siti di smaltimento illegale. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro in questa zona: la percentuale è più alta del 12% rispetto alla media nazionale.

Ecco, questo è lo stato in cui 16 anni di impotenza dello Stato e di potere criminale hanno ridotto la Campania. Eppure la fine dell’emergenza è stata annunciata per ben sette volte dal nostro capo del governo: era già risolta nel luglio di due anni fa.

Dopo decenni di crisi dei rifiuti, di napoletani identificati con la spazzatura, della perdita di ogni speranza di veder cambiare la propria città, mi viene in mente Eduardo che recitava: è cos ‘e niente. Ci siamo abituati a dire sempre è cos ‘e niente. Ci levano il diritto della vita, ci tolgono l’aria, e è cos ‘e niente”. Temo che a forza di sentircelo dire rischiamo di diventare anche noi cose ‘e niente.

Il testo è una sintesi di Repubblica.it del monologo trasmesso a “Vieni via con me”

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Lunedì 22 Novembre 2010  – Terzigno.

Ho detto qualche parola di conforto alla popolazione, ho spiegato che tutta l’Italia è ormai una grande Terzigno, dall’inceneritore di Riso Scotti Energia di Pavia, ai rifiuti tossici sepolti nel quartiere Santa Giulia a Milano. E’ un problema di sistema che non può essere risolto dalle cariche della polizia o dalle ordinanze comunali. I rifiuti sono una risorsa per i partiti, per i costruttori di inceneritori, per chi gestisce le discariche, per chi incassa il CIP6 dalle nostre bollette, per chi crea dal nulla la spazzatura attraverso migliaia di contenitori inutili, per chi si oppone ai detersivi e agli alimenti sfusi, per chi non vuole il riciclo dei materiali. Il degrado del Paese è un business per il sistema industriale marcio che ci troviamo, per le banche che lo finanziano, per politici che trasformano le emergenze in potere e in tangenti. Per risolvere il problema dei rifiuti bisogna cambiare il Paese, ognuno può fare la sua parte. Terzigno può diventare un simbolo del cambiamento.

beppegrillo.it

 

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L’Italia, che è quasi sempre una nazione di rincalzo, non certamente da primi posti, è invece tra i leader quale “esportatrice di rifiuti”, quasi esclusivamente verso la Germania. l’Italia negli ultimi quindici anni ha esportato i propri rifiuti verso la Germania come mai nessun altro Paese ha avuto modo di realizzare in Europa. Molto, molto dietro, quale seconda, la Danimarca, che ha incrementato i rifiuti inviati per essere trattati, nella vicina terra tedesca, ma con quantità notevolmente differenti (2009 –  1,45 milioni di tonnellate per l’Italia, e 183 mila per la Danimarca).

La Germania è quindi un paese, che a differenza dell’Italia, concepisce l’arte del riciclo dei rifiuti, come una risorsa che può anche dare un gettito economico significativo. Nel corso del 2009 il Paese teutonico ha “trattato” oltre 750.000 tonnellate di rifiuti in più rispetto al 2008, con una variazione in termini percentuali superiore all’11%; nel corso degli ultimi quindici anni, il volume di rifiuti trattati all’interno degli impianti di riciclaggio della Germania ha subito un incremento sorprendente: + 2.615% (duemilaseicentoquindici per cento), con uno sviluppo costante ed omogeneo durante gli anni.

Il perché di un tale trend di crescita, è ovviamente analizzabile sotto differenti profili, due in sintesi i principali. Il primo è esclusivamente ambientale, ed è relativo all’investimento, sociale ed economico, in termini di ecosostenibiltà dell’attività di riciclaggio di rifiuti industriali e non effettuato dalla Germania, che ricicla rifiuti per conto di paesi europei che non riuscirebbero a far fronte a tale attività. Il secondo aspetto è invece di carattere economico, i paesi esportatori, pagano cifre considerevoli per consentire alle imprese della Germania per smaltirgli i rifiuti; e le imprese poi riutilizzano i materiali riciclati, per realizzare un ulteriore guadagno.

In Germania i rifiuti sono visti sia dagli imprenditori, che dai cittadini, come un business, a cui conviene unitariamente partecipare, mentre in Italia, i rifiuti, sono semplicemente “oggetti senza significato”, da distruggere.

fonte

l blog del Coordinamento dei comitati della Piana Firenze – Prato – Pistoia …. segui il link

 

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fonte: informazionedalbasso.myblog.it

 

 

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Una speciale mozione è stata presentata dal consigliere comunale di Boscoreale, Francesco Paolo Oreste, al sindaco Langella ed alla Giunta. Oreste, infatti, ha proposto di conferire la cittadinanza onorae onoria boschese a Guido Bertolaso. Le motivazioni che il consigliere del PD adduce ala sua richiesta si possono leggere nel testo della mozione stessa riportata qui di seguito:

Al Sindaco

Al Presidente del Consiglio Comunale

Oggetto: odg/Mozione

Il sottoscritto ORESTE Francesco Paolo, in qualità di consigliere comunale, in previsione ed in attesa dell’eventuale arrivo nella nostra cittadina di vecchi e nuovi salvatori della patria da glorificare nei secoli dei secoli, chiede alle SSVV di poter sottoporre all’attenzione ed al voto del consiglio comunale il testo della seguente mozione:

Testo della mozione

Il Consiglio Comunale

Vista l’opera meritoria, a tratti miracolosa, con la quale ha liberato Napoli dall’annoso problemi dello smaltimento dei rifiuti urbani,

Considerata l’elevata ed innegabile competenza tecnico-scientifico-biologico-sanitaria con la quale ha scoperto ed individuato come aree da adibire a discarica a cielo aperto due grosse cavità presenti all’interno di un’area sismico-vulcanica posta all’interno di un parco nazionale, al centro di un’area abitativa densamente popolata, a poche centinaia di metri da un presidio ospedaliero ed in un terreno famoso per la coltivazione di vigneti destinati alla produzione di vini doc,

Considerate altresì le numerose e documentate promesse e rassicurazioni circa la “straordinarietà” e la “temporaneità” della scelta operata (uno spazio temporaneo di circa 4 milioni e mezzo di metri cubi), nonché relativamente alla tipologia dei rifiuti che per legge si sarebbero potuti conferire nei siti individuati (decr. 24 maggio 2008 convertito in legge 123/08: codici CER: 19.12.12; 19.05.01; 19.05.03; 20.03.01; 19.01.12; 19.01.14; 19.02.06; presso i suddetti impianti e’ inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.01.11*; 19.01.13*; 19.02.05*, nonche’ 19.12.11* per il solo parametro «idrocarburi totali», provenienti dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti urbani, alla stregua delle previsioni derogatorie di cui all’articolo 18. Ai fini dello smaltimento nelle discariche di cui al comma 1, i rifiuti urbani oggetto di incendi dolosi o colposi sono assimilati ai rifiuti aventi codice CER: 20.03.01)
Vista ancora la determinazione con la quale, a più riprese, nonostante le proteste ed i dubbi avanzati, ha più volte ribadito di non voler riconsiderare in alcun modo quanto stabilito con apposito decreto convertito successivamente in legge,

SI RICHIEDE AL SINDACO ED ALLA GIUNTA:

– di attivarsi per superare e velocizzare ogni formalismo burocratico indispensabile per giungere a conferire al più presto la cittadinanza onoraria boschese al Dr. BERTOLASO Guido;

– di invitare lo stesso a soggiornare, a spese dell’ente locale, per un periodo di non brevissima durata, presso una delle strutture alberghiere sita nei pressi delle amene e avanguardistiche realizzazioni di cui dobbiamo essere grati al Nostro;

– di valutare l’opportunità di omaggiare lo stesso, in occasione della cerimonia riconoscimento della cittadinanza, di una giusta e consistente fornitura di vino ed altri prodotti tipici locali coltivati alle pendici del Vesuvio.

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Ha messo in fumo ogni dubbio ai contrari all’inceneritore, ha posto domande e dubbi a chi è invece convinto della necessità di un impianto di questo tipo.

Auditorium Paganini di Parma pieno, ieri sera, per l’incontro  sulle conseguenze del termovalorizzatore sulla salute umana, organizzato dal coordinamento gestione corretta rifiuti e dall’associazione medici per l’ambiente.

Ottocento persone hanno ascoltato gli interventi di biologi, pediatri e oncologi che si oppongono alla soluzione di incenerire i rifiuti.

«Ho accettato di essere a Parma nel nome del giuramento di Ippocrate» – ha detto Dominique Belpomme, uno degli ospiti più attesi, oncologo, presidente dell’associazione per la ricerca terapeutica anticancro -. Ogni volta che i medici si sono mobilitati sono riusciti a rallentare o a fermare l’inceneritore. Si vincerà anche qui». Secondo il medico francese «ci sono vantaggi non solo sanitari, ma anche economici a non fare l’inceneritore. Il problema è politico. Non c’è il coraggio sufficiente per scegliere le alternative. Oggi costruire l’inceneritore in zona urbana costruisce un crimine contro l’umanità».

Non devo aggiungere altro a questa notizia che è stata pubblicata sulla “Gazzetta di Parma”, costruire gli inceneritori non è il futuro dello smaltimento dei rifiuti, è uccidere il futuro delle nuove generazioni, nella sola ottica di fare guadagnere lobby e amministratori ce devono quadrare i loro bilanci. E’ la politica del “denaro” che non vede al di là dei prossimi cinque giorni. Per difenderci dobbiamo riprenderci la gestione del nostro futuro, senza inceneritori …. senza rifiuti …. con molti medici che difendono l’ambiente.

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E in Toscana ?

Nell’ area metropolitana della piana fiorentina si fa dimenticare ai cittadini dei rischi alla salute con un progetto di inserimento paesaggistico dell’impianto di Sesto Fiorentino.

Il nuovo impianto d’incenerimento dei rifiuti dell’area fiorentina a Case Passerini non sarà nascosto alla visuale ma ben visibile e inserito come elemento del paesaggio all’interno di un’area che sarà riqualificata in modo omogeneo con i progetti ambientali relativi alle aree circostanti. È quanto prevedono le linee guida architettoniche per la realizzazione dell’impianto ebaorate da docenti, ricercatori e studenti del corso di laurea in design industriale dell’Università degli Studi di Firenze, che definiscono le ipotesi progettuali per l’inserimento visivo e paesaggistico.

” E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare”

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